Il sistema dell'Azienda Sanitaria Locale di Asti si regge su un equilibrio che il Nursing Up giudica estremamente fragile. Considerazione conseguente l'analisi dei flussi del personale relativi all'anno compreso tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026, traccia un quadro preoccupante della sanità locale, segnata dalla carenza di personale e da una crescente difficoltà nel trattenere i lavoratori. I numeri ufficiali forniti dall'azienda parlano di 57 assunzioni a fronte di 40 cessazioni dal servizio per dimissioni o trasferimenti di mobilità. Nel dettaglio dei nuovi ingressi, quarantanove sono a tempo indeterminato, sette a termine e uno a tempo determinato per un posto vacante. Tuttavia, secondo l'organizzazione sindacale, questo saldo apparentemente positivo non basta a nascondere una profonda fuga dal sistema sanitario, legata principalmente allo stress e all'usura dei turni di lavoro in corsia.
Il malessere lavorativo secondo i rappresentanti
"Le informazioni e le interpretazioni che circolano spesso non restituiscono pienamente la complessità della realtà vissuta nei servizi e nella professione", afferma Enrico Mirisola, segretario provinciale di Nursing Up. L'organizzazione sottolinea come l'arrivo di personale fresco e preparato non sia sufficiente a compensare le condizioni di lavoro insostenibili che affliggono quotidianamente chi è già impiegato nelle strutture. "Senza un riconoscimento concreto del valore di questi professionisti, il rischio è quello di alimentare il malessere e allontanare le persone dal servizio pubblico", prosegue l'esponente sindacale.
Le uscite lette attraverso le generazioni
Un altro aspetto su cui la sigla sindacale pone un forte accento è l'età anagrafica di chi abbandona il posto. Se è vero che molte uscite documentate si concentrano fisiologicamente vicino all'età pensionabile, con venti cessazioni totali calcolate nella fascia tra i 61 e i 63 anni, il sindacato evidenzia con allarme il tasso di addii tra i più giovani. Le statistiche rielaborate mostrano infatti un disagio generazionale che colpisce i dipendenti tra i 28 e i 49 anni, con tre uscite registrate già a 35 anni e un ventaglio di casi sparsi fino alla soglia dei cinquant'anni. Per i portavoce dei lavoratori, questo dato rappresenta il sintomo inequivocabile di una disaffezione generale verso la professione ospedaliera.
Le richieste per salvare l'assistenza pubblica
Le motivazioni di questa crisi, nella lettura fornita dal sindacato, vanno ricercate nella mutata natura del lavoro e nella mancanza di riconoscimenti economici. "I bisogni sono più complessi e la sanità pubblica è chiamata a risposte sempre più adeguate, ma questo deve andare di pari passo con condizioni di lavoro sostenibili per chi opera quotidianamente nei servizi", sottolinea Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up per il Piemonte e la Valle d'Aosta.
Secondo questa prospettiva d'indagine, la questione salariale rimane lo snodo cruciale per fermare l'esodo: "Non riconoscere la professione dal punto di vista retributivo rappresenta un ulteriore smacco per chi lavora ogni giorno sotto pressione", ribadisce Mirisola. L'organizzazione sindacale lancia quindi un appello diretto alle istituzioni, ritenendo che il numero di addetti in procinto di andarsene rappresenti un indicatore di rischio altissimo per la tenuta delle cure: "L'incremento di professionisti che valutano l'uscita dal sistema è un campanello d'allarme serio sull'assistenza, per questo continuiamo a chiedere alla regione scelte strutturali che restituiscano dignità, prospettive e valore al nostro personale", conclude Delli Carri.














