(Adnkronos) - "La morte per tossicità da ossigeno, o iperossia, è una delle più drammatiche che possano verificarsi durante un’immersione, una fine orribile". Così Claudio Micheletto, past president dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo) e direttore Pneumologia presso l'azienda ospedaliera universitaria di Verona, commenta all’Adnkronos Salute l’ipotesi legata al decesso dei 5 subacquei italiani alle Maldive.
"Quando si respirano concentrazioni troppo elevate di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo - spiega lo specialista - Durante l’immersione compaiono vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento, condizioni che rendono impossibile risalire in superficie". La tossicità da ossigeno provoca "danni sia neurologici sia respiratori. L’iperossia determina un’infiammazione acuta dell’apparato bronco-respiratorio, con danni a polmoni e alveoli, oltre a effetti sul sistema nervoso centrale", sottolinea Micheletto.
Secondo l’esperto, il fatto che cinque persone siano morte nella stessa immersione fa pensare "non tanto a un problema di profondità, quanto piuttosto a ciò che hanno respirato". I sintomi dell'iperossia comprendono "dolore toracico, infiammazione acuta e una grave tossicità dei tessuti, incompatibile con la sopravvivenza". "È probabile che qualcosa non abbia funzionato nelle bombole - conclude Micheletto -. Chi le utilizzava non poteva accorgersene: i controlli competono a chi produce e gestisce le attrezzature".














