Il paradosso delle liste d'attesa si arricchisce di un nuovo, spinoso capitolo. A sollevarlo sono i portavoce dei Comitati Art 32 di Asti, della Valle Belbo e del Nord Astigiano, che hanno indirizzato una formale richiesta di accesso agli atti al direttore generale dell'Asl Giovanni Gorgoni.
Al centro della contestazione ci sono le agende di prenotazione bloccate per esami strumentali fondamentali, a cui però farebbe da contraltare un'immediata disponibilità se la stessa prestazione viene pagata privatamente.
La mobilitazione nasce dalle lamentele dirette degli utenti, che si sarebbero trovati di fronte a un vero e proprio muro allo sportello Cup dell'ospedale Cardinal Massaia. I casi riportati dai referenti territoriali riguardano richieste mediche per risonanze magnetiche, tra cui una specifica al diencefalo e al tronco encefalico.
A dar voce ai disagi astigiani è Roberto Gerbi: "A fronte della presentazione di una regolare ricetta, l'operatore ha affermato che la prestazione non poteva essere evasa poiché l'agenda di prenotazione era chiusa", spiega il referente.
Una porta sbarrata che, secondo la denuncia, nasconde un'alternativa dal sapore amaro: "Lo stesso operatore proponeva al cittadino una prestazione intramoenia che poteva essere erogata il sabato mattina della stessa settimana".
La trasparenza delle agende e il "percorso di tutela"
L'episodio ha spinto i firmatari a un attacco frontale sulla gestione sanitaria provinciale e regionale, ponendo dubbi di legittimità sul blocco totale delle liste. È Maurizio Carcione, per la Valle Belbo, a incalzare i vertici aziendali: "Evitando di polemizzare sul fatto che alla negazione di una prestazione legittimata si proponga una visita a pagamento, chiediamo se sia legittimo chiudere totalmente le agende. In questo modo vengono resi non trasparenti i reali tempi di erogazione".
Il sospetto delle associazioni è che il blocco serva a non far figurare il collasso del sistema. A questo proposito interviene Irene Novarese, portavoce del Nord Astigiano, che anticipa e respinge le possibili giustificazioni burocratiche: "Invitiamo la direzione ad evitare di affermare che il cittadino può attivare il percorso di tutela. Tale strada è nei fatti difficilmente praticabile per la quasi totalità dei cittadini, che sarebbero costretti a girovagare per la Regione per accedere a un proprio diritto".
I dubbi sul personale delle Case di comunità
L'interrogazione inviata a Giovanni Gorgoni non si ferma però alla sola diagnostica, ma tocca un altro snodo cruciale per il futuro sanitario del territorio. Entro la fine di giugno il Pnrr prevede l'attivazione di quattro Case di comunità. Dal momento che il polo di Asti subirà dei ritardi, le attenzioni si concentrano sulle strutture di Canelli, Villafranca, Calliano e Nizza Monferrato.
I comitati uniti pongono quindi una questione molto pratica e delicata sulla forza lavoro: "Chiediamo di sapere se queste strutture siano dotate di tutto il personale infermieristico necessario per il loro funzionamento", scrivono in chiusura i tre referenti. Una preoccupazione che si spinge oltre le nuove aperture: "Vogliamo capire se i turni siano stati predisposti e, soprattutto, se il personale infermieristico inserito in questi nuovi hub non sia stato sottratto ad altri importanti servizi per la comunità, come ad esempio le cure domiciliari".














