(Adnkronos) - Il presidente degli Usa Donald Trump si attende che "tutti gli alleati" della Nato si mettano "sulla via" di spendere il 5% del Pil nella difesa e nella sicurezza, come concordato all'Aja l'anno scorso, ma "alcuni" alleati sono "in ritardo". A dirlo è stato l'ambasciatore americano presso la Nato, Matthew Whitaker, durante un briefing on line a pochi giorni dal summit di Ankara.
Il vertice, spiega, "sarà un metro di misura dei progressi rispetto agli impegni di difesa dell'Aja. Prenderemo in considerazione anche, e soprattutto, le capacità, perché non si tratta solo di spendere soldi".
In definitiva, aggiunge, "si tratta delle capacità che vengono acquisite con quella spesa: il trasferimento di oneri che sta avvenendo qui in Europa. All'Aja, gli alleati si sono impegnati a spendere quasi centoventi miliardi di dollari in spese per la difesa, metà dei quali destinati ad attrezzature e armamenti di fabbricazione americana: solo gli Stati Uniti possono produrre su quella scala. Ed è un buon inizio".
Per il diplomatico, "il primo anno dall'Aja è stato un inizio importante per quello che è un piano a lungo termine". Certo, nota, "alcuni alleati stanno facendo più di altri: abbiamo Paesi come la Polonia, i Paesi nordici, i Baltici e la Germania che fanno da apripista. Alcuni sono già al cinque percento, altri hanno percorsi molto credibili per raggiungere il cinque percento a breve termine".
Per contro, nota, "abbiamo alcuni che sono in ritardo, perché o non spendono abbastanza in questo momento, o non hanno un percorso credibile per raggiungere l'impegno di difesa dell'Aja. Il presidente Trump - sottolinea - si aspetta pienamente che tutti gli alleati si attivino immediatamente e si mettano sulla strada del cinque percento, e che lo facciano con urgenza".
Per gli Usa, "potenziare l'industria della difesa e l'innovazione su entrambe le sponde dell'Atlantico è fondamentale, anche per rendere operativo il 5%. Questo include l'ampliamento rapido sia dei sistemi di difesa tradizionali che dei sistemi innovativi non convenzionali. Quindi mi aspetto pienamente che tutti gli alleati dimostrino traiettorie di crescita significative, quantitativamente e qualitativamente, nella spesa per la difesa, che si tradurranno in una più equa ripartizione degli oneri. L'obiettivo è chiaro - sottolinea - continuare a trasferire l'onere della difesa convenzionale dell'Europa ai nostri alleati della Nato".
Gli Stati Uniti hanno intenzione di discutere in via "bilaterale" con alcuni alleati dell'uso delle basi militari situate sul loro territorio, preannuncia quindi l'ambasciatore Whitaker.
Gli Usa, dice Whitaker, "sono ben consapevoli delle sfide che affrontiamo a livello globale. Vogliamo assicurarci di essere preparati e posizionati per affrontare queste minacce, e qualsiasi minaccia futura che possa evolversi. Pertanto, valuteremo sempre la situazione, per decidere dove dislocare le nostre truppe. Avremo anche colloqui con i nostri alleati in merito all'accesso, alle basi e ai sorvoli, per assicurarci di essere d'accordo su come le basi possono essere utilizzate".
"Cercheremo - aggiunge il diplomatico - altre opportunità per promuovere discussioni bilaterali su altre questioni che dovranno essere definite con gli alleati. Ma, in definitiva, si tratta di una revisione militare. Sarà fatta dal Pentagono", e "non ci sarà alcuna influenza politica. Sarà basata esclusivamente sulle minacce e sulle esigenze degli Stati Uniti d'America", spiega.
Trump è rimasto "deluso" dalla "riluttanza" di "un paio di alleati" nel concedere l'uso delle basi sui rispettivi territori nell'ambito della guerra contro l'Iran, ma "quei giorni" dovrebbero essere oramai "passati", aggiunge l'ambasciatore.
"Ci aspettavamo - ha spiegato - che i nostri alleati si unissero a noi. Il presidente ha espresso delusione per la riluttanza di un paio dei nostri alleati a sostenerci nell'utilizzo delle nostre basi nei loro Paesi. E, cosa altrettanto importante, è anche incredibilmente deluso dalle dichiarazioni politiche uscite intorno al periodo del lancio di Epic Fury. Penso che quei giorni siano passati, per fortuna. Penso che tutti nell'Alleanza capiscano che siamo un'alleanza politico-militare e che le relazioni politiche sono incredibilmente forti".
Tra Usa e alleati, ha ricordato il diplomatico, "c'è una profonda relazione militare. La sfida è sul piano politico. E, dato che siamo un'organizzazione politico-militare, anche le relazioni politiche contano, e continueremo a lavorarci. Questo è il mio lavoro, il lavoro dei miei colleghi. Ma è anche compito dei nostri ministri, dei nostri capi di Stato, dei nostri capi di governo e dei nostri leader". C'è quindi un "lavoro che viene svolto, sia pubblicamente che privatamente. Mi aspetto un vertice di grande successo, perché abbiamo lavorato duramente per garantire che le relazioni, sia sul piano politico che su quello militare, siano forti e durature", ha concluso.














