L’olivicoltura piemontese cresce e punta a diventare una risorsa non soltanto agricola, ma anche turistica e paesaggistica. Per accompagnare lo sviluppo del settore, il vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti (Pd) ha presentato una proposta di legge intitolata "Disciplina e promozione dell’oleoturismo in Piemonte e istituzione del Circuito regionale di valorizzazione della cultura olivicola". L’obiettivo è costruire un quadro normativo organico per sostenere le aziende, valorizzare le produzioni di qualità e integrare l’esperienza legata all’olio nell’offerta turistica regionale.
In Piemonte l’olivicoltura resta una produzione di nicchia, con radici storiche ma in costante espansione. La superficie coltivata si attesta, secondo i dati riportati dai promotori della proposta, tra i 300 e i 350 ettari, concentrati soprattutto nelle aree collinari del Monferrato astigiano e alessandrino. La produzione media indicata è di 14-17 tonnellate, con circa 300 mila piante, prevalentemente della varietà Leccino, e un centinaio di aziende agricole registrate per la coltivazione commerciale, oltre a numerosi piccoli produttori.
"Il Piemonte sta vivendo una fase di espansione dell’olivicoltura, che interessa tanto le aree collinari e pedemontane, quanto le zone di pianura coinvolte in processi di transizione produttiva che spingono verso colture meno idroesigenti e maggiormente resilienti, più adatte ad estati più calde e ad inverni più miti", spiegano Ravetti e il consigliere regionale Fabio Isnardi.
La proposta punta a riconoscere l’oleoturismo come strumento di sviluppo territoriale, capace di mettere in relazione agricoltura, turismo esperienziale, cura del paesaggio e innovazione agronomica. "Valorizzare l’olivicoltura non significa sostituire le produzioni storiche ma cogliere un’opportunità", sottolineano i consiglieri, ricordando come diverse aziende vitivinicole abbiano già affiancato gli olivi alla vite, soprattutto sui versanti collinari esposti a sud e meno adatti alla coltivazione viticola.
L’olivo, grazie alla sua maggiore tolleranza allo stress termico e idrico rispetto ad altre colture, può inoltre contribuire al recupero di vecchi terrazzamenti, frutteti obsoleti, terreni marginali e vigneti abbandonati. L’obiettivo dichiarato è consolidare una produzione di fascia alta, capace di arricchire l’offerta agrituristica e contribuire alla biodiversità.
Le radici dell’olivicoltura nell’Astigiano
Isnardi richiama anche la presenza storica dell’olivo sul territorio, testimoniata dalla toponomastica e dalle esperienze di alcune aziende. Tra i Comuni citati figurano San Marzano Oliveto, Cocconato, Piovà Massaia e Moncalvo, quest’ultimo parte della rete nazionale dell’Associazione Città dell’Olio.
Negli ultimi 10-15 anni, racconta il consigliere, alcune aziende vitivinicole hanno riconvertito i versanti meno adatti alla vite, piantando da 200 a oltre mille ulivi. Accanto a queste realtà operano aziende specializzate esclusivamente nella produzione di olio d’oliva di alta gamma.
Un ruolo nella sperimentazione è svolto anche dall’Istituto agrario G. Penna di Asti, impegnato nello studio di colture emergenti o storicamente perdute e attento ai progetti di reintroduzione dell’olivo promossi dalla Fondazione Agrion.
Distretti, registro regionale e semplificazioni
La proposta di legge individua diversi obiettivi strategici: promuovere l’innovazione agronomica, diversificare il reddito delle aziende agricole, tutelare e recuperare il paesaggio rurale, contrastare il dissesto idrogeologico e sostenere le produzioni agroalimentari di qualità e di nicchia.
Tra gli strumenti previsti figura l’istituzione dei Distretti dell’Oleoturismo e della Transizione Olivicola, articolati in due categorie. I Distretti dell’Eccellenza Paesaggistica comprenderebbero aree collinari, pedemontane e lacustri con un valore culturale e turistico, tra cui il progetto del Distretto delle Terre del Sud Piemonte, esteso a Langhe, Roero, Monferrato e Valli Appenniniche. I Distretti dell’Olivicoltura Tecnologico-Industriale riguarderebbero invece le aree pianeggianti più adatte alla meccanizzazione, alla logistica di filiera e alla riconversione agronomica.
Il testo prevede inoltre un Registro regionale degli operatori oleoturistici e misure di semplificazione amministrativa. Tra queste, la possibilità di avviare l’attività attraverso una Scia telematica con efficacia immediata, un utilizzo più flessibile degli spazi aziendali e il ricorso a frantoi mobili, compreso il modello del Frantoio Mobile Cooperativo. Quest’ultima soluzione viene indicata come particolarmente utile per le valli e le aree marginali, dove la molitura immediata può contribuire a preservare la qualità del prodotto e a integrare la lavorazione nell’esperienza turistica. Tra i pochi frantoi mobili attivi in Piemonte vengono citati quelli di Vialfrè, Settimo Vittone e Trino.
Per il glamping e le forme di ospitalità leggera sono contemplate strutture amovibili, mentre frantoi, porticati e locali di stoccaggio potrebbero essere utilizzati per l’accoglienza e le degustazioni senza modifiche catastali o interventi strutturali, secondo quanto previsto dalla proposta.
Raccolta didattica e prodotti del territorio
Un capitolo specifico riguarda la raccolta didattica delle olive, attività legata al turismo esperienziale che sarebbe consentita esclusivamente nei distretti paesaggistici, con finalità culturali e non produttive.
La proposta introduce anche criteri per le degustazioni e gli abbinamenti gastronomici: durante le attività oleoturistiche potranno essere serviti soltanto oli piemontesi, mentre gli abbinamenti dovranno essere costituiti per almeno l’85% da prodotti regionali DOP, IGP o PAT.
Infine, l’oleoturismo verrebbe integrato nelle esistenti Strade del Vino e dei Sapori, con l’intento di valorizzare le connessioni tra le diverse produzioni locali senza creare itinerari separati.
La finalità complessiva, concludono i promotori, è accompagnare la crescita di un comparto ancora giovane, trasformando l’olivicoltura in una leva di sviluppo economico e territoriale, capace di coniugare qualità delle produzioni, innovazione agricola e tutela del paesaggio.














