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Attualità | 20 novembre 2019, 18:11

Pista motocross a Castagnole Monferrato: "Una risposta all’emergenza clima. Sostituire i boschi con un impianto"

Riceviamo e pubblichiamo una nota del presidente Comitato Vigilanza Motocross, Claudio Vella, circa la possibilità di aprire una pista nella zona

Immagine di repertorio

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Riceviamo e pubblichiamo una nota del presidente Comitato Vigilanza Motocross di Castagnole Monferrato, Claudio Vella, circa la possibilità di aprire una pista di motocross nella zona. 

Sta per essere approvato un crossdromo con due piste di motocross (fatto quasi unico nei circuiti italiani che dispongono di una sola pista) ricavandolo da un’area boscata di vari ettari nella Valle Randolo in frazione Valenzani a Castagnole Monferrato. È un’area verde ricca di biodiversità: crescono orchidee selvatiche, piante a vocazione tartufigena (molte roveri ricevono il finanziamento della Regione Piemonte come piante da tartufi) ed è luogo di rifugio di molti animali selvatici, un piccolo polmone monferrino che dovrebbe essere custodito come un tesoro di questi tempi.

Il comune di Castagnole Monferrato si presenta come un piccolo centro (circa 1200 abitanti) meta di un crescente turismo enogastronomico, merito anche della ricaduta positiva del vicino territorio Unesco di Langhe-Roero e Monferrato. È un tipo di turismo che cerca il silenzio, la natura, la buona cucina e il Ruché. Si può parlare di “turismo lento”, in totale contrapposizione a quello che si paventa essere un “turismo motoristico” con profili di esigenze e di caratteristiche nettamente agli antipodi rispetto a quello delle persone che oggi frequentano le nostre località.

Il Monferrato è sempre più spesso vissuto come luogo di tranquillità: negli ultimi anni si è assistito all’arrivo di tante persone e famiglie da altre zone, altre regioni e dall’estero, fenomeno che sta contrastando il declino demografico dei nostri paesi, come di tante altre comunità del territorio. Tutte queste persone hanno apprezzato e apprezzano il Monferrato per la sua autenticità, la sua sobrietà, la sua centrica posizione in un’area boschiva ampia, impenetrabile e ancora sostanzialmente incontaminata. Tutte queste persone, indipendentemente dalla loro origine e cultura, hanno in sostanza amato le nostre terre per la loro capacità di offrire tranquillità.

Il Monferrato è terra di percorsi escursionistici meta di diverse comitive o singoli che praticano trekking o cicloturismo. Anche questo è un turismo che alimenta le strutture ricettive e di ristorazione locali. Castagnole, con altri comuni limitrofi, è interessato dal progetto «EnjoyRuchè» di cui è stato finanziato lo studio di fattibilità (24.000 euro); il progetto ha come obiettivo lo sviluppo e la manutenzione di piste e circuiti turistici e la riqualificazione di immobili storici (per Castagnole l’ex Asilo Regina Elena). Dobbiamo per forza sacrificare questo ambiente pregiato per accontentare l’interesse e lo svago (rumoroso e inquinante) di pochi, pregiudicando gli interessi collettivi e sottoponendo la popolazione che vive nelle zone limitrofe a vedere pregiudicata la propria salute?

Gli studi fatti allo scopo dall’ARPA e dal Dipartimento Salute ed Igiene pubblica concludono i loro rapporti affermando senza mezzi termini che: “Si evidenzia che l'esposizione ad elevati livelli differenziali di immissione sonora sarà continua nel corso dell'anno e coinvolgerà una fetta significativa della popolazione, parte della quale potrà manifestare possibili alterazioni dello stato di salute”. E dire che in Piemonte esistono già 29 impianti di motocross; lo stesso numero di impianti presenti in Lombardia, ma con una popolazione di 2,5 volte maggiore! A 13 Km da Castagnole, a Felizzano, è già prevista ed autorizzata la costruzione di un impianto di motocross: vogliamo arrivare ad una situazione in cui ogni Amministrazione comunale autorizzerà nel proprio territorio un impianto motoristico distruggendo il patrimonio naturale della zona?

Qualche anno fa è stato bloccato il circuito di Valmanera (già funzionante da svariati decenni) perché inserito nei boschi dell’omonima area definita Sito di Interesse Comunitario; ma a pochi Km di distanza oggi verrebbe autorizzato un nuovo circuito sacrificando altre decine di ettari di bosco. Ma che logica c’è nel salvaguardare (giustamente) un’area già parzialmente compromessa permettendo però che venga distrutto nelle vicinanze dell’altro bosco? È una domanda che giro alla Provincia di Asti e alla Regione nelle loro funzioni di programmazione territoriale.


Claudio Vella, Presidente Comitato Vigilanza Motocross

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