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Il Punto di Beppe Gandolfo | 23 dicembre 2019, 07:00

La favola di Gelindo, pastore piemontese

La favola di Gelindo, pastore piemontese

Anzi, dirò di più. Il mio è un presepe piemontese. Perché il primo che arriva alla capanna di Betlemme per onorare Gesù: si chiama Gelindo: ed è un pastore. È la figura che il Piemonte ha regalato al presepe. Vestito con camicia, gilet e pantaloni di panno al ginocchio, Gelindo porta sulle spalle una pecora e l’immancabile zampogna. La spiegazione sul perché un pastore piemontese si trovasse in Terra Santa la notte della nascita del figlio di Dio è semplice, come semplice è la fiaba: anche lui, come Maria e Giuseppe e la popolazione tutta, si era messo in viaggio per rispondere all’ordine di censimento dell’imperatore romano Ottavio Augusto.

La sua storia, fino alla Seconda Guerra Mondiale, è stata la più rappresentata nella nostra regione in tutte le sacre rappresentazioni natalizie. L’origine di Gelindo è monferrina, lo confermano alcuni testi del 1700, ma la sua tradizione orale risale al teatro medioevale ai presepi viventi d’epoca francescana. E’ un pastore semplice, burbero e rude ma dal cuore d’oro. L’inizio della storia è esilarante, Gelindo vorrebbe partire ma per un motivo o per un altro torna ripetutamente a casa: dimentica sempre qualcosa, non si fida della moglie e torna a farle ulteriori raccomandazioni… questo suo partire e tornare indietro più e più volte, ha fatto nascere il proverbio “Gelindo ritorna”, riferito a chi tenta di fare qualcosa ma ogni volta torna sui suoi passi senza arrivare a una conclusione.

Gelindo infine riesce a partire e incontra sul suo cammino Maria e Giuseppe, parla con loro, loda la bellezza della giovane sposa e, mosso a pietà, li aiuta a trovare alloggio e a sistemarsi nell’umile capanna: sarà quindi il primo ad arrivare per la nascita di Gesù. Gelindo è il primo portatore di doni, materiali e spirituali, è un’anima semplice, ingenua, ma proprio per questo rappresenta la meraviglia riconoscente degli umili. Il pastore monferrino si rapporta con Maria e Giuseppe senza soggezione, li tratta alla pari, usa espressioni dialettali semplici e genuine, e davanti a quel bambino agisce come farebbe con qualsiasi bambino: lo loda, lo coccola, lo accarezza, con tenerezza e spontaneità. La figura di Gelindo racchiude un messaggio importante e di profondo significato perché svela e rafforza il concetto di fratellanza ed eguaglianza: siamo tutti figli di Dio e fratelli tra noi, fratelli perciò anche del Bambino che nasce nel freddo della grotta a Betlemme.

Buon Natale, quindi, da Gelindo.

Beppe Gandolfo

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