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Attualità | 17 gennaio 2020, 14:56

Asti, non accenna a scemare il fenomeno dell’emergenza abitativa

Nonostante l’impegno del settore Politiche Sociali del Comune, il problema riguarda sempre più soggetti

Asti, non accenna a scemare il fenomeno dell’emergenza abitativa

La città di Asti vive ormai da anni un grave problema di emergenza abitativa. Infatti – a fronte di un patrimonio di edilizia residenziale del Comune di Asti che conta complessivamente 1.566 alloggi, di cui 1532 in gestione ATC e 34 in gestione diretta comunale – a causa della progressiva riduzione degli investimenti per la costruzione di nuovi edifici, nel tempo il numero di alloggi disponibili per l’assegnazione è progressivamente calato, fino ad arrivare negli ultimi anni a circa 30/35 alloggi che si rendono disponibili per le nuove assegnazioni. Ciò a fronte di una domanda sempre crescente, che vede 647 nuclei presenti nella attuale graduatoria ATC.

Il settore delle Politiche Sociali della Città di Asti è impegnato da anni su questo fronte, con adozione di misure che però finora si sono dimostrate appena sufficienti a contenere un fenomeno che sembra in costante aumento, aggravato anche dall’incremento di richieste di aiuto per sfratto o situazioni comunque al limite. Nella graduatoria dell’emergenza abitativa, approvata a fine anno scorso, si contano 26 nuclei, di cui circa l’80 per cento proviene da sfratti o situazioni di forte disagio abitativo.

Il servizio Casa per fronteggiare la multidimensionalità del disagio abitativo e lavorativo mette in atto vari interventi: rinvii all’esecuzione dello sfratto concordati con la proprietà e finalizzati a concedere un tempo utile a reperire soluzioni alternative, contributi economici che vengono erogati sia per sostenere la sottoscrizione di nuovi contratti che per pagare le morosità incolpevoli accumulate, nonché per sostenere la rete amicale/familiare eventualmente disposta a fornire ospitalità al nucleo.

Nel caso in cui lo sfratto venga eseguito, il Comune è in grado di garantire soluzioni abitative temporanee, quali il dormitorio maschile e la Casa delle Donne e dei Bambini, dove vengono inseriti i soggetti più fragili. Sino ad oggi la Casa delle Donne ha fornito ospitalità complessivamente a 18 donne, di cui 14 appartenenti a nuclei sottoposti a sfratto, e 35 minori, mentre il dormitorio maschile ospita in media 25/30 persone a notte.

Il sindaco Maurizio Rasero evidenzia che i servizi hanno sempre trovato risposte all’emergenza abitativa soprattutto nelle situazioni più delicate e il potenziamento delle strutture di prima accoglienza, sia femminile che maschile, ha consentito di affrontare le emergenze. La presa in carico del nucleo nella fase post sfratto consente la costruzione di percorsi individualizzati di aiuto e sostegno, finalizzati al reinserimento sociale, sia dal punto di vista lavorativo che abitativo. Mentre la progettazione sociale, oltre a sostenere i soggetti fragili, è anche utilizzata per costruire percorsi specifici per far fronte alle situazioni di occupazione abusiva di immobili, ove presenti.

La finalità di tali interventi è quella di poter creare le condizioni e i requisiti necessari sia all’accesso alle graduatorie per l’assegnazione di case popolari che ad altri servizi di sostegno ai nuclei familiari fragili. In molte situazioni, pensando di tutelare la famiglia, mantenendola presso l’abitazione occupata, si rischia di precludere o quantomeno ritardare un pieno reinserimento sociale.

Il Comune di Asti, per favorire un cambiamento nella cultura e nella gestione delle complessità che investe il problema casa, ha promosso l’attivazione di un Osservatorio sull’Abitare, coinvolgendo diversi soggetti del territorio in un’ottica di approfondimento, conoscenza e confronto. A tale proposito, l’assessore alle Politiche Sociali Mariangela Cotto evidenzia come "la casa sia un problema complesso che si presenta sotto molteplici aspetti, economico, sociale e morale ma possiede anche una dimensione educativa".

Redazione

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