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Attualità | 21 febbraio 2020, 14:51

Compleanno amaro per l’Israt, che dopo il taglio dei contributi sta per perdere una ricercatrice

Intanto proseguono le proposte per salvare l’Istituto: la CGIL ha stanziato 5.000 euro e potrebbe nascere un’associazione a supporto

I relatori dell'incontro di Palazzo Mazzetti

I relatori dell'incontro di Palazzo Mazzetti

E’ stato un compleanno amaro per l’Israt che ieri, a Palazzo Mazzetti, ha festeggiato i suoi primi 35 anni di esistenza mentre si accinge a perdere uno dei due ricercatori in organico in conseguenza del taglio del contributo operato dal Comune di Asti. “La preoccupazione per il futuro reso incerto da una riduzione delle finanze che, inevitabilmente, ricadrà sui servizi offerti all'utenza”, ha affermato Lucio Tomalino, presidente emerito dell’Istituto.

L'anziano partigiano Vetta, classe 1926, ha fatto riferimento, in particolare, alle scuole, a cui l'Israt ha dedicato, fin dalla nascita, grande attenzione. "Calcoliamo una media di 30-40 classi all'anno, vale a dire oltre cinquantamila ragazzi a cui abbiamo fatto lezione" ha rimarcato il direttore scientifico Mario Renosio, facendo notare la presenza di numerosi docenti, tra il pubblico, e ringraziando anche i volontari per il prezioso lavoro di supporto.

Per il presidente Mauro Forno "sono stati 35 anni splendidi, difficili, pieni di attività per un Istituto che ha anche dato la possibilità a giovani astigiani appassionati di ricerca di fare esperienza sul campo, crescendo come studiosi: io sono tra questi e oggi dico che l'Israt è determinato a non scomparire". Entrato all'Istituto per raccogliere materiali per la sua tesi di laurea sui cattolici astigiani nel primo dopoguerra, Forno oggi è vicedirettore al Dipartimento di Studi Storici all'università di Torino, dove fa il professore di Storia contemporanea.

Anche Mario Renosio ha maturato le due lauree all'Israt, dove è entrato come volontario e poi ha proseguito con borse di studio fino al concorso pubblico. "Oggi, a riprova dell'apprezzamento che si è guadagnato sul campo per il suo lavoro innovativo, l'Israt, attraverso Renosio, rappresenta i sette Istituti della Resistenza piemontesi nel Consiglio Nazionale dell'Istituto Parri" ha ricordato Claudio Dellavalle, presidente dell'Istituto piemontese della Resistenza. E Paolo Pezzino, a capo dell'Istituto Parri: "L'Israt è uno degli Istituti più attivi della nostra rete, fa cultura, non propaganda politico-ideologica, ed è fedele ai principi della ricerca storica".

"L'impianto e la metodologia originari sono ancora quelli di oggi”, la testimonianza di Laurana Lajolo, primo direttore dell'Israt per 13 anni ("una delle esperienze fondamentali della mia vita"). Nel richiamare la natura pubblica dell'Istituto, Lajolo ha ripercorso le molte cose fatte, tra cui il lavoro di ricerca per giungere al riconoscimento della medaglia d'oro al valor militare per la guerra di liberazione per la Provincia di Asti (1997). "Oggi - ha aggiunto - la riduzione dei finanziamenti rischia di compromettere il lavoro e la presenza dell'Istituto sul territorio".

Grande preoccupazione da parte di Luca Quagliotti, segretario della Camera del lavoro, il cui archivio storico è da tempo custodito all'Israt e sarà presto valorizzato. "Intanto per sostenere l'attività dell'Istituto la Cgil ha stanziato un contributo di 5 mila euro e altre risorse arriveranno dalle singole categorie" ha annunciato il sindacalista.

Seduto in prima fila con l'assessore comunale alla Cultura del Comune di Asti Gianfranco Imerito (presiede l'assemblea dell'Israt), il presidente della Provincia Paolo Lanfranco ha chiesto la parola: "Dell'Israt c'è bisogno, è un riconoscimento che faccio come presidente della Provincia, ma anche come sindaco di un paese, Valfenera, che ha spesso collaborato con voi". Aprendo così un tenue spiraglio di speranza per il futuro.

Ma il presente si preannuncia complicato e sottrarrà all'Israt la professionalità e passione della ricercatrice Nicoletta Fasano, che con commozione ha annunciato di dover lasciare presto l'Istituto: "I tagli non sono indolori. Quello che posso dire è che qui ho affrontato sfide appassionanti e che nel nostro operare abbiamo sempre ascoltato il territorio".

Migliaia le firme, in questi mesi, arrivate a sostegno dell'Israt nel convincimento, come ha ricordato l'insegnante Giovanna Cravanzola, che "l'Istituto non è un costo, ma un investimento". "Credo che gli abitanti di questa provincia debbano essere fieri di quanto abbiamo fatto e faremo" la riflessione di Mauro Forno, che ha voluto condividere con i presenti un'idea: "Stiamo pensando di creare l'Associazione amici dell'Israt per raccogliere intorno a noi nuove energie e risorse". Molte le disponibilità, a fine giornata, ad aderire.

Redazione

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