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Politica | 29 marzo 2019, 10:57

Beppe Rovera: vi spiego perché mi sono dimesso da consigliere comunale

Il giornalista, capogruppo della lista Ambiente Asti, ha affidato a un lungo post su Facebook le motivazioni della decisione (e qualche stoccata alla maggioranza)

Lo scorso martedì Beppe Rovera, leader e capogruppo della lista Ambiente Asti, ha rassegnato le sue dimissioni da consigliere comunale. Una decisione che il giornalista astigiano, per molti anni conduttore della trasmissione televisiva di Rai 3 “Ambiente Italia” e da sempre molto sensibile a tutto ciò che concerne l'ambito ambientale, illustrerà a breve nel corso di una conferenza stampa in programma alle 12 presso il FuoriLuogo di Asti.

Ma che di fatto ha già anticipato per tramite di un lungo post pubblicato sul suo profilo Facebook, che riportiamo integralmente, nel quale non ha lesinato un’attenta analisi (e più di una critica rivolta alla giunta guidata dal sindaco Maurizio Rasero) della realtà cittadina.

Mi sono dimesso per rispettare quanto annunciai fin dalla campagna elettorale: garantiremo un ricambio per rinvigorire il nostro impegno in seno al Consiglio. Freschezza, rinnovato entusiasmo, nuova attenzione, proposte. Ne abbiamo parlato ad Ambiente Asti lunedì 25 scorso ed abbiamo concordato la successione. C’era pure Anna Bosia, oltre dieci anni di esperienza in Comune, da assessore a oppositrice; tocca a lei subentrare, ma, ha spiegato, carichi di lavoro le impediscono di scendere in campo in questa circostanza. Siederà quindi in Consiglio solo lunedì 1 aprile, per rispettare le procedure di legge; ma lascerà il posto già per la successiva convocazione, a fine mese, al professor Mario Malandrone.

È stata una bella esperienza quella che ho vissuto. E ne sono grato a chi mi ha spinto e sostenuto. Sin dalla candidatura a sindaco, pur con gli strascichi di polemiche. Ritenterei la coalizione a sinistra, magari con qualche ragionamento in più e qualche sospetto in meno tra chi trattava. Credo si sarebbe portato a compimento un esperimento vincente. Ambiente Asti ha voluto rappresentare una visione di futuro, indicare obiettivi di governo generati dalla coscienza che crescita e lavoro debbano essere coniugati con sostenibilità, lotta alle diseguaglianze, mitigazione, non più consumo di suolo ma recupero e trasformazione dell’esistente e via elencando. E in Consiglio, negli interventi come nelle interrogazioni e nelle votazioni ho cercato di mantenere fede a queste linee. La traduzione astigiana della mobilitazione studentesca sul mutamento climatico, con migliaia di ragazzi in corteo a scandire slogan frutto di approfondimenti a scuola sulle conseguenze della pressione sconsiderata dell’uomo sul pianeta, ha rafforzato questa convinzione: e il cambio della guardia aiuterà adesso il nostro gruppo politico a far ripartire iniziative sul territorio a supporto e integrazione del lavoro di opposizione in Consiglio.

C’è stato un bel rapporto con gli altri esponenti dell’opposizione: abbiamo spesso condiviso le battaglie, pur mantenendo ciascuno le proprie sensibilità. E al voto sulle diverse pratiche siamo andati pressoché sempre uniti.

Francamente mi aspettavo di più da questa amministrazione. Che era partita bene; l’idea del primo Consiglio fuori dal Palazzo, in piazza, sotto gli occhi di tutti, era una apertura alla partecipazione attiva, alla condivisione. Anche perché si partiva con una situazione antipatica: il neo sindaco era anche vice presidente della Cassa di Risparmio e si doveva pretendere che scegliesse quale ruolo ricoprire, non certo entrambi. Importanti anche i Consigli comunali aperti su Agrivilage e sulla spinosa vicenda dell’Oasi dell’Immacolata. Ma il seguito racconta un’altra storia: una maggioranza che approva a scatola chiusa e non discute, un sindaco accentratore e poco incline ad accettare critiche od osservazioni che interpreta anzi come attacchi personali, una giunta che aumenta le tariffe pubbliche e taglia le risorse a chi, sfortunato, li aveva conquistati a fatica per assicurarsi una vita indipendente. E poi tanti annunci, un mare di trovate per fare le nozze coi fichi secchi, agire senza dover spendere, convocazioni di Consiglio a rotta di collo per deliberare in tempo utile a non perdere fondi da bandi pubblici... E più di un pasticcio, ultimo quello della Relazione Falduto: si è dato, ben ricompensato, il compito ad una commissione di esperti presieduta appunto dal professor Falduto di Alessandria il compito di “rivoltare come un calzino” l’Asp e riportarla sotto il controllo completo del Comune. Ne è uscito un papocchio con contorno di vertici nominati e dimessi nel giro di pochi mesi e tutti scontenti, pezzi di maggioranza compresi.

Insomma, mi sarebbe piaciuto veder disegnarsi un modello di città nuova, magari anche diversa da come la vorrei io, ma definita. Ad esempio: non ho capito che cosa si intenda fare per la viabilità, per uscire dal dramma smog (siamo la terza città più inquinata del Piemonte). Hanno chiamato una esperta come la professoressa Cristina Pronello del Politecnico di Torino (ha lavorato nelle più grandi città del mondo, Pechino compresa) a spiegare pubblicamente all’amministrazione che fare, quali politiche adottare, poi hanno annunciato un piano che non tiene minimamente conto delle indicazioni avute. Insomma: incoerenza e vista corta, quella che pensa a soddisfare la pancia, a dire vi facciamo il parcheggio sotto piazza Alfieri, magari anche con tunnel, e non invece a progettare per un miglior servizio bus, parcheggi di interscambio, piste ciclabili, metropolitana leggera con recupero delle ferrovie dismesse... Così sul fronte rifiuti, col ripristino controtendenza dei cassonetti e un rallentamento nella differenziata.

Ciononostante voglio ringraziare tutti, perchè nei rapporti personali ho solo potuto godere di arricchimento, anche nel contatto con il personale, i dipendenti e i funzionari tutti del Comune. È una esperienza che si dovrebbe fare tutti quella di Consigliere, una sorta di servizio civile: solo così si tocca con mano la complessità di una azienda che è anche la nostra casa e si può imparare che un conto è dire, altro agire. Ciò che è facile in campagna elettorale, che liquidi con uno slogan, non e poi così quando governi: il caso dei campi nomadi lo dimostrano. Dicevano che li avrebbero chiusi da un giorno all’altro. Ma sono ancora lì. Semmai con qualche problema nuovo. Qualcuno mi ha accusato di essere troppo sognatore. Chi ha sognato ha fatto e spesso ha svoltato. Senza sogni non si hanno visioni e senza visioni non si insegue un obiettivo, non si definisce un percorso: si misura il passo in base al risultato da ottenere entro il minor tempo possibile. Così, i contenitori vuoti restano tali, il centro non rinasce, le periferie imbruttiscono...

Redazione

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