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Attualità | 03 aprile 2019, 18:06

Autostrada Asti-Cuneo, domani l’esame del Cipe sulla proposta avanzata dal Governo Conte

A Roma la prima verifica sul nuovo accordo col concessionario annunciato durante il sopralluogo del 18 marzo scorso al troncone di Cherasco. Scettico il parlamentare Pd Davide Gariglio: "Manca la documentazione, traguardo irraggiungibile"

Conte, Toninelli insieme a Chiamparino durante il sopralluogo dello scorso 18 marzo (Foto da Fb)

Conte, Toninelli insieme a Chiamparino durante il sopralluogo dello scorso 18 marzo (Foto da Fb)

Trascorsi venti giorni dalla loro visita (lo scorso 18 marzo) sul troncone di Cherasco, dove ormai da anni l’autostrada Asti-Cuneo finisce la propria corsa nel vuoto dei campi, è certamente presto per capire se la promessa di "ripresa dei lavori entro l’estate" avanzata del premier Giuseppe Conte e del suo ministro alle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli sarà effettivamente mantenuta.

Una prima indicazione circa la fattibilità della nuova proposta elaborata dal Governo per arrivare alla realizzazione di quei famosi 9 km mancanti – e quindi al completamento della tratta, sempre mediante l’utilizzo della tangenziale albese –, autorità e osservatori potranno però averla già domani, giovedì 4 aprile, giornata nella quale, secondo quanto annunciato dagli stessi esponenti del Governo, la proposta verrà esaminata dal Comitato Interministeriale Programmazione Economica.

Il consesso, per la cronaca, è quello che per circa un anno, dalla primavera scorsa, ha atteso invano di poter dare l’ultimo vaglio alla precedente soluzione trovata per l’ultimazione dell’opera. Quel progetto portava la firma dell’ex ministro Graziano Delrio, promotore dell’intesa di "cross financing" stretta col concessionario a partire dal quadro giuridico individuato nel 2014 da un altro predecessore di Toninelli, il ministro Maurizio Lupi, attraverso l’inserimento nel famoso Decreto "Sblocca Italia" della possibilità, in capo al Governo, di prolungare una concessione pubblica oltre la sua naturale scadenza in ragione di precisi investimenti che lo stesso privato si fosse impegnato a fare.

Una facoltà sulla base della quale Delrio si era impegnato – ottenendo poi il via libera dal commissario Ue alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager – a prolungare di quattro anni (dal 2026 al 2030) la concessione al Gruppo Gavio della Torino-Milano, e contestualmente di accorciare di 20 anni la scadenza dell’omologo affidamento sull’Asti-Cuneo (dal 2050 al 2030) a fronte dell’investimento da 350 milioni di euro con cui lo stesso gruppo di Tortona si sarebbe impegnato a mettere in cantiere quei 9 km dell’A33 ancora mancanti tra Roddi e Cherasco.

Un’ipotesi congelata dall’attuale ministro ("Un regalo al concessionario") e ora sostituita dalla soluzione che Conte e Toninelli hanno illustrato nei giorni scorsi tra Cuneo e Cherasco. Superata l’opzione della proroga, "la spesa sostenuta – aveva ribadito in quell’occasione il consigliere regionale del M5S Mauro Campoverrebbe ora scomputata da quanto dovuto dal concessionario in caso di nuovo affidamento della To-Mi, ma solo nel caso in cui ad aggiudicarsela al suo rinnovo naturale sia effettivamente il gruppo Gavio, che in questo modo sarebbe comunque incentivato dall'avere un vantaggio competitivo rispetto ad altri concorrenti nella fase di gara. Inoltre, mentre quella prima ipotesi prevedeva una remunerazione dell’investimento nell’ordine del 10%, la soluzione ora seguita riduce l’aggio del concessionario al 7%, in linea con quanto generalmente praticato nella contrattualistica riguardante le concessioni pubbliche in questo come in altri settori".

Un quadro cui i sindaci della Granda guardano con speranza – e da qui la decisione di interrompere la mobilitazione andata in scena per settimane ai piedi della Prefettura di Cuneo –, ma sul quale non manca qualche perplessità, a partire dai rilievi che la stessa autorità europea per la tutela della Concorrenza potrebbe avanzare su una bozza di accordo che pare comunque mantenere l’elemento di un vantaggio competitivo in capo a un concessionario pubblico. E con quello di una speculare barriera all’ingresso per altri soggetti eventualmente interessati alla futura gara per il rinnovo.

Questo senza dire di chi, in merito alla stessa proposta, parla invece apertamente di "bluff". E’ il caso del parlamentare Pd Davide Gariglio, già presidente del Consiglio regionale piemontese, secondo il quale il via libera atteso domani dal Cipe sarebbe nei fatti impossibile. "Affinché la nuova soluzione tecnica escogitata dal Governo possa essere adottata – ha raccontato lo stesso deputato al quotidiano torinese Lo Spifferooccorre stipulare atti aggiuntivi al Piano Economico Finanziario della società autostradale, documenti che ad oggi non risultano ancora predisposti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.

Rilievi cui Gariglio affianca i seri dubbi sul buon esito del comunque necessario vaglio Ue, contestando, numeri alla mano, l’affermazione di parte pentastellata secondo la quale il nuovo accordo sarebbe meno premiante del precedente per i conti del concessionario: "Con la soluzione adottata dal Governo il valore di subentro ammonterebbe a più di 800 milioni di euro, cioè più di 4 volte l’Ebitda delle due società", sostiene il parlamentare, contro i 190 milioni (1,4 volte lo stesso indice di redditività) approvato dall’Europa con l’accordo Delrio.

Ancora, Gariglio ne avrebbe pure sul fronte delle tariffe. Delrio – rimarca in sostanza – ne aveva previsto il congelamento sulla Torino-Milano fino al 2022 con un tetto negli 8 anni successivi pari allo 0,5% oltre all’inflazione Istat; l’attuale Governo – continua – avrebbe invece ridotto di un anno il congelamento, e rimosso i previsti tetti sui possibili incrementi successivi. Un altro ostacolo che il parlamentare piemontese giudica dirimente rispetto al necessario vaglio Ue.

Cifre a confronto, quindi, per nulla concordanti e rispetto alle quali solo il tempo potrà probabilmente fare la necessaria chiarezza. Un utile passo in questa direzione dovrebbe già arrivare dalla prima verifica in programma domani a Roma. Non rimane che attendere.

Ezio Massucco

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