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Economia e lavoro | 05 maggio 2020, 10:43

Coronavirus, le difficoltà della categoria di bar e ristoratori. "Take away? Meglio tenere chiuso" [FOTOGALLERY]

Le riflessioni di Bruno Violato, presidente Ristoratori e Albergatori Astigiani e le proposte del vicesindaco Marcello Coppo sui dehors

MerfePhoto

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Con la Fase 2 si è iniziata una nuova vita del Paese e della nostra provincia, con molte riprese, alcuni via libera e molte difficoltà di diverse categorie che, se sulla carta possono ricominciare, in realtà in alcuni casi sembra costare di più "Il fumo che l'arrosto"

Via libera quindi da ieri per bar e ristoranti al take away (prendi e porta a casa insomma), ma con precise regole su distanze tra clienti, orari di consegna e dispositivi di sicurezza. 

LE REGOLE DEL TAKE AWAY

Si può ritirare direttamente in negozio, in aggiunta alla consegna a domicilio come avvenuto finora. L’attività di asporto è possibile nella fascia oraria 6-21; clienti e titolari dell’esercizio commerciale devono attenersi scrupolosamente ad alcune direttive indicate sia nei decreti ministeriali che nelle ordinanze regionali.

Distanza di sicurezza in coda, evitare assembramenti, limitato il tempo di permanenza nel locale, mascherina obbligatoria e divieto di consumare all'interno.

MOLTI NON RIAPRONO:"NON CONVIENE". VIOLATO:"SERVE UN PROTOCOLLO PRECISO"

Qualcuno preferisce non riaprire del tutto, molti sostengono che si rischia di spendere più di quanto si guadagni.

Bruno Violato, presidente dell’associazione Albergatori e Ristoratori Astigiani, racconta le difficoltà della sua categoria:"Dobbiamo aspettare almeno quasi un mese ma ci sono troppi punti interrogativi. Non vorrei scoprire il 25 maggio come devo mettere il plexiglas, occorre avere da subito un protocollo sintetico e preciso per stabilire le procedure. Come Confcommercio abbiamo già messo a punto alcune misure:la riduzione del 50% dell'Iva, contributo a fondo perduto per l'acquisto dei materiali per la sicurezza, credito d'imposta sugli affitti, riduzione dei mutui fino al 31 dicembre, per esempio".

"Prima eravamo spaventati - continua Violato -e ora dopo due mesi che non si incassa un centesimo e nemmeno i dipendenti hanno visto la cassa integrazione, abbiamo bisogno di risposte concrete. Confcommercio si mette a disposizione per alcune informazioni. Di HCCP sappiamo già tutto. Abbiamo sentito solo voci per come i ristoranti potranno riaprire ma occorre un protocollo serio. Possiamo aiutare le istituzioni per collaborare, per esempio ci si può organizzare per la misurazione della temperatura ecc, ma ci vuole chiarezza".

E I DEHORS? QUALI LE MISURE PER ANDARE INCONTRO ALLA CATEGORIA?

"Stiamo ragionando a tutto tondo e non escludo sorprese - dice Marcello Coppo vicesindaco con delega al Commercio - Spero che in settimana escano dei protocolli che identifichino le regole di posizionamento tavoli in termini di distanze così che finalmente si possa parlare di aree precise in proporzione alle sedute piazzabili. Una bozza di idee le ho già tirate giù e questa settimana comincio la valutazione".

Coppo si confronterà con le associazioni di categiria e ordini professionali per valutare le ipotesi. Intorno al 15 maggio probabilmente si saprà come procedere con azioni concertate anche in sede di consiglio comunale "con la convocazione che chiederò alla competente commissione consiliare. Raccolgo lo spunto e rilancio. - spiega Coppo - Pensiamo al problema di quelle zone ad alta densità di esercizi che, per conformazione urbanistica o multipresenza di più esercizi, non hanno la possibilità di ampliarsi adeguatamente (es. via Incisa, via Garetti, via Aliberti etc).


"Pensiamo che per ampliarsi serva anche l’autorizzazione dei negozi limitrofi. Per legge (e quindi il Comune non può derogare senza una modifica del CdS), l’occupazione richiede una autorizzazione espressa dell’amministra<wbr></wbr>zione che si può rilasciare anche su autocertificazi<wbr></wbr>one ma che, in tal caso, espone l’esercente e il professionista a rischi importanti in caso di eventuali incidenti. Pensiamo alla necessità di garantire un afflusso e deflusso che garantisca il distanziamento sociale richiesto. A spanne il 50% delle attività che l’anno scorso hanno richiesto un dehor si trovano in questa situazione"

A tal proposito il vicesindaco ha preparato la bozza di una cartina.

"L'obiettivo è avere il primo giugno dehor piazzati e/<wbr></wbr>o ampliati e per tutti. Il massimo sarebbe a burocrazia zero e magari a costo zero o a consumo (in modo che al limite si paga solo se si usa veramente, nel senso se si incassa la consumazione). Aspetto vostre proposte concrete all’email m.coppo@comune.asti.it".

Per ora solo una bozza quindi, sulla quale ragionare.

Betty Martinelli

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