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Al Direttore | 15 maggio 2020, 09:23

"Ancora un documento confusionario dall'Unità di crisi per la gestione della Fase 2"

A sollevare la problematica è Nursind Piemonte, in una nota stampa

"Ancora un documento confusionario dall'Unità di crisi per la gestione della Fase 2"

In data 29 aprile l’unità di crisi ha inviato alle aziende la bozza delle indicazioni per la gestione della fase due. Accesso e dimissioni nelle strutture sanitarie ospedaliere e territorili ed in particolare ai percorsi di accesso interno alle strutture.

Secondo questo documento le asr dovranno predisporre, ove possibile percorsi e settori differenziati di accoglienza e di degenza per pazienti Covid, per paziente sospetti (aree grigie) e pazienti no covid nell’ambito dei singoli presidi.

È forte la preoccupazione che di fronte ad indicazioni generiche che lasciano poi alle aziende l’organizzazione di attenersi alle stesse, possa replicarsi il modello di gestione della prima fase.

Già l’utilizzo del condizionale e la dicitura “ove possibile “ non è rassicurante.

I percorsi e i settori differenziati, si ribadisce nel documento , compreso quelli per sospetti covid, dovranno essere predisposti , ove possibile nei DEA/PS, nelle OBI, nei reparti di degenza, nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, nei servizi diagnostici e negli ambulatori.

Come si stanno organizzando le aziende? Dove non è possibile attuare tale indicazione quel è la soluzione? Domande che restano senza risposte nonostante sia iniziata una fase successiva.

Ancora, i pazienti sospetti covid, dovranno, per quanto possibile essere isolati singolarmente nei percorsi e nei settori dedicati fino a definizione dello status.

Ci sfugge e ci preoccupa ancora il significato di “per quanto possibile"

Il documento dice inoltre che in caso di impossibilità si provvede ad isolamento di coorte e in caso di esurimento dei posti, i sospetti potranno essere collocati in altri settori no covid in base alla probabilità stimata di infezione.

Quelli con una più alta stimata possibilità di infezione potranno invece essere sistemati in aree covid cercando di garantire la separazione dai pazienti covid accertati.

Siamo preoccupati per come saranno gestite le stimate infezioni.

Non è difficile immaginare quali saranno le più svariate soluzioni che i vari presidi tenteranno di adottare interpretando indicazioni che sembrano essere più di una fase emergenziale, atti a tamponare, invece che di una fase di riorganizzativa e di stabilità gestionale del contagio.

Se questa è la premessa per la gestione della seconda fase da parte dell’unità di crisi ci troveremo nuovamente a fronteggiare le più svariate criticità di ogni singola azienda con la speranza che il virus abbia perso la sua forza.

Questi percorsi, secondo il documento inoltre dovranno essere individuati secondo tre livelli di valutazione del paziente

1 livello: attraverso una valutazione clinica ed epidemiologica

2 livello: attraverso una diagnostica per immagine di base (eco o rx torace) e laboratorio di base

3 livello: diagnostica di immagine avanzata (tac torace) e test virologici RT-PCR per la ricerca del sars-cov-2 ( tampone) premesso che il 1° livello ed il 2° livello vengono esplicitamente indicati come competenze del dea, più lacunosa invece è l’indicazione su chi debba ottemperare e gestire il 3° livello di valutazione.

La preoccupazione di non trovare letti nei reparti inoltre, comporterà inevitabilmente un imbuto e un assembramento di pti che a causa dei limiti strutturali talvolta diventerà impossibile separare in ambienti diversi con il rischio elevato di contagio.

Un documento confusionario che quasi certamente porterà a ad avere pazienti covid positivi e /o sospetti in agni reparto per liberare il Dea che presto torneranno a riempirsi. Forse bisognerebbe attrezzarsi decicando interi presidi, strutture e aree, trovando soluzioni adeguate per ogni singola azienda con investimento di risorse.

Non ci convince questo modello organizzativo che di fatto lascia nuovamente le aziende fare un po come meglio si può, limitandosi a dare indicazioni abbastanza scontate con indicazioni delle regole e non le soluzioni che come pensiamo non saranno trovate e non saranno sufficientemente adeguate in molti luoghi.

Nursind Piemonte

Al direttore

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