/ Green

Green | 16 giugno 2020, 18:01

"No all’apertura alla caccia a 15 nuove specie”: l'appello di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Prino: "Non è un buon modo per ripartire. In questo momento storico è pericoloso prevedere maggiore mobilità venatoria"

"No all’apertura alla caccia a 15 nuove specie”: l'appello di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta

Tre mesi fa Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta aveva depositato le proprie osservazioni al DDL 83/2020 “Disposizioni collegate alla legge di stabilità regionale 2020”: oggetto di revisione sia le “Disposizioni in materia di attività estrattive”, che le  “Disposizioni in materia di agricoltura e caccia”.

"Avevamo chiesto che tutti gli articoli che regolano la caccia fossero stralciati e rinviati ad un esame approfondito. Oggi , senza alcun confronto, senza alcun approfondimento, ci troviamo nuovamente di fronte ad una legge sbagliata e pericolosa", spiegano da Legambiente. 

Il DDL prevede l’abrogazione del divieto di caccia per quindici specie ad oggi protette (fischione, canapiglia, mestolone, codone, marzaiola, folaga, porciglione, frullino, pavoncella, combattente, moriglione, allodola, merlo, pernice bianca, lepre variabile); la deroga al divieto d’inserimento di fauna selvatica “pronta caccia”; il via libera al nomadismo venatorio, inserendo la possibilità per un cacciatore di cacciare non solo nell’ATC in cui ha fissato la propria dimora venatoria, ma potenzialmente in tutti gli ATC regionali; il via libera alla caccia notturna al cinghiale; il ridimensionamento dell’utilizzo di capi d’abbigliamento ad alta visibilità. 

"Non è un buon modo per ripartire"

In un momento in cui si parla di rinascita, di ripartenza, non è ragionevole procedere a tutto sprone su norme divisive e complesse come quelle contenute nel DDL in questione. Non è un buon modo per ripartire. In questo momento storico – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aostaè pericoloso prevedere maggiore mobilità venatoria (specie, tempi e spazi). Una vera e propria deregulation per un'attività assolutamente non necessaria al Paese, che inoltre crea danni alla fauna e all'ambiente. Sarebbe esattamente l'opposto rispetto a quanto tutte le indicazioni scientifiche chiedono per difendere la salute dei cittadini e favorire e sostenere una ripresa sociale ed economica in un contesto fortemente cambiato dalla pandemia”.

"Verso il grilletto libero"

“Stiamo assistendo ad un tentativo evidente e completamente ingiustificato di andare verso il grilletto libero – dichiara Angelo Porta, vicepresidente di Legambiente Piemonte e Valle d’AostaFra le specie a cui si vuole aprire la caccia alcune sono minacciate a livello globale, altre che sono in pericolo sul continente Europeo, altre infine a forte rischio in relazione ai cambiamenti climatici dell’ambiente montano. La caccia notturna con ausilio di fonti luminose mette a forte rischio tutta la fauna selvatica e non solo gli ungulati oggetto del provvedimento e, in ultimo, gli stessi cacciatori. L'unica limitazione che si prospetta, ovvero la possibilità di vietare la caccia su un fondo aperto, è legata ad un piano faunistico regionale inesistente, che la giunta regionale ha rinviato di tre anni e che aspettiamo da solo 28 anni. È assurdo che per il divertimento di una esigua minoranza, peraltro in costante calo, della cittadinanza piemontese, si mettano in pericolo la sopravvivenza di specie protette e ricchezze ambientali che possono rappresentare il volano di una prossima ripresa economica”.

Comunicato stampa

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium