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Cronaca | 26 giugno 2020, 08:58

Anche uno dei condannati per l’omicidio Bacco coinvolto in una maxi-inchiesta antidroga della Dda di Catanzaro

Antonio Guastalegname – che sta scontando 30 anni di carcere per l’omicidio del tabaccaio astigiano, avvenuto nel dicembre 2014 – avrebbe trasportato cocaina e marijuana per le cosche vibonesi

Anche uno dei condannati per l’omicidio Bacco coinvolto in una maxi-inchiesta antidroga della Dda di Catanzaro

Scorrendo i nomi dei 479 indagati ai quali la Dda di Catanzaro nei giorni scorsi ha notificato la chiusura indagini nell’ambito della inchiesta “Rinascita-Scott” – maxi attività di contrasto delle cosche vibonesi che vede nel registro degli indagati anche nomi eccellenti di politici calabresi e un ufficiale dell’Arma – ci si imbatte anche in quello di Antonio Guastalegname, nato a Vibo Valentia il 25 ottobre 1968 ma residente a Castello di Annone.

LA RAPINA FINITA IN TRAGEDIA

Un nome tutt’altro che nuovo alle cronache locali astigiane, poiché è uno dei cinque soggetti, tutti condannati in primo grado a 30 anni di reclusione, ritenuti responsabili dell’omicidio di Manuel Bacco, ucciso il 19 dicembre 2014 nella sua tabaccheria di corso Alba durante una rapina finita male. Per quella tragica vicenda, oltre al citato Antonio Guastalegname, sono finiti in carcere suo figlio Domenico, 26 anni; il pizzaiolo Jacopo Chiesi, 26 anni; il ventottenne Antonio Piccolo e il 40enne Fabio Fernicola. Stando a quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma – coordinati dal maggiore Lorenzo Repetto, all’epoca comandante del Nucleo Investigativo – quella tragica rapina finita nel sangue avrebbe dovuto essere la prima di una serie ideata appunto da Antonio Guastalegname. Progetto criminale venuto meno in seguito alla morte del tabaccaio.

'CORRIERE' PER LA 'NDRANGHETA

Nei giorni scorsi, i carabinieri gli hanno consegnato nel carcere di Vercelli, dove sta scontando la condanna per l’omicidio, la notifica di chiusura indagini inerente l’attività della Dda calabrese, incentrata su un vasto traffico di cocaina e marijuana, avviato nel 2015, che le cosche vibonesi facevano giungere dal sud America e dall’Albania, smerciandola poi gli stupefacenti su tutto il territorio nazionale per tramite di una vasta rete di ‘corrieri’ locali. Tra i quali, per l’appunto, figura Guastalegname.

Nel corso dell’indagine, gli investigatori calabresi hanno appurato i suoi collegamenti con il vibonese Valerio Navarra, 27 anni, ritenuto a sua volta alle dirette dipendenze del boss Giuseppe Accorinti, sessantunenne capo della ‘locale’ di Zungri (VV), e in stretto contatto con il cinquantaseienne Antonio Vaccatello, ritenuto uno dei responsabili di uno dei canali di smercio degli stupefacenti. In alcune occasioni, Guastalegname avrebbe trasportato per loro, dalla Calabria al Piemonte, alcuni carichi di droga destinati alle ‘piazze di spaccio’ locali.

Redazione

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