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Cronaca | 04 luglio 2020, 11:34

Cinque anni fa, la furia omicida di Pasquale Folletto spense il sorriso di Maria Luisa Fassi

Era il mattino del 4 luglio 2015 quando la commerciante fu ripetutamente accoltellata durante un tentativo di rapina

Maria Luisa Fassi (a sinistra) ritratta con la madre Pina e la sorella Maura

Maria Luisa Fassi (a sinistra) ritratta con la madre Pina e la sorella Maura

Il 4 luglio 2015, ovvero esattamente 5 anni fa, si spense per sempre il sorriso di Maria Luisa Fassi, tabaccaia cinquantaquattrenne aggredita mortalmente nella edicola-tabaccheria di corso Volta che gestiva insieme al marito Valter Vignale.

L’assassino – successivamente identificato dai carabinieri del Comando provinciale nel magazziniere Pasqualino Folletto, che per quell’omicidio sta scontando una pena definitiva a 30 anni di reclusione – entrò nel negozio pochi minuti dopo l’apertura con l’intenzione di mettere a segno una rapina, ma la reazione della commerciante ne scatenò la furia omicida.

La donna, colpita con estrema violenza da un numero elevatissimo di coltellate sferrate in gran parte del corpo, venne sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza ma purtroppo spirò, senza riprendere conoscenza, nel tardo pomeriggio.

LE INDAGINI E L'INDIVIDUAZIONE DELL'ASSASSINO

Gli investigatori del Nucleo Investigativo del Comando provinciale dell’Arma – guidati dall’allora maggiore Marco Pettinato, oggi ufficiale in forza al Comando di Cuneo con il grado di tenente colonnello – risalirono all’identità dell’assassino analizzando fotogramma per fotogramma le riprese registrate dalla videocamera di sicurezza di un negozio adiacente la tabaccheria.

Rilevando i ripetuti passaggi, nei giorni precedenti e nei minuti salienti dell’omicidio, della Renault Megane di Folletto. Il quale successivamente confessò l’omicidio, asserendo di aver perso la testa durante un tentativo di rapina compiuto per ripagare un debito di gioco.

LA VITTIMA

Maria Luisa Fassi, sposata e madre di due figli (Giacomo e Agnese, oggi rispettivamente trentenne e venticinquenne), viveva una vista sostanzialmente irreprensibile. Oltre a lavorare con il marito nell’edicola-tabaccheria di corso Volta dove è stata uccisa, insieme alla sorella Maura aiutava i genitori Piero e Pina Fassi nella gestione dello storico ristorante “Gener Neuv”, per molti anni eccellenza della ristorazione non soltanto astigiana (nel 1993 le sue sale ospitarono anche Papa Wojtyla, durante la visita pastorale del pontefice). Era una donna che, proprio come i genitori, nonostante i traguardi professionali raggiunti non era mai venuta meno alla semplicità. Stimatissima da collaboratori e clienti, era apprezzata particolarmente per il suo radioso sorriso.

 

Gabriele Massaro

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