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Attualità | 22 ottobre 2020, 20:15

Didattica a distanza in edifici pubblici. Aveva visto lontano il progetto di maggio realizzato da tre astigiani

Utilizzando i fondi del Decreto Rilancio per le connessioni, forse oggi la scuola e i trasporti sarebbero meno in emergenza

Didattica a distanza in edifici pubblici. Aveva visto lontano il progetto di maggio realizzato da tre astigiani

6Avevano visto lungo tre astigiani che a maggio avevano ideato un progetto nazionale in base ai fondi stanziati dal Decreto Rilancio per l’acquisto di devices e connessioni per la DAD.

Forse, se il progetto fosse stato preso in considerazione, la scuola oggi potrebbe muoversi su binari decisamente più sicuri.

Loro sono la giornalista e scrittrice Laura Calosso, il manager Roberto Daneo e Alberto Pelissetti, presidente della Consulta digitale ANCI Piemonte e titolare di Web Media, che avevano proposto di attrezzare nelle scuole e in edifici pubblici alcuni spazi tecnologici (con postazioni distanziate) che, nel caso di nuove, possibili, ondate di contagi (come realisticamente ci si aspettava ed è successo), avrebbero permesso ai ragazzi di frequentare le lezioni a distanza, ma all’interno di strutture pubbliche, in modo da evitare la DAD da casa.

Quali vantaggi?

I vantaggi di avere il materiale in strutture pubbliche sono più ampi che evitare il semplice rischio di isolamento inoltre, spiegano “una volta passata l’emergenza sanitaria, le scuole avrebbero potuto godere di spazi tecnologici utili agli studenti per ricerche su web, come consultazione di banche dati, partecipazione a corsi specifici o integrativi di recupero e a conferenze tenute in altre scuole o università”.

La proposta partiva dall’assunto di un possibile nuovo aumento di contagi, come puntualmente successo, offrendo soluzioni. “Perché - spiegano gli astigiani - non attrezzarsi per il peggio, sperando nel meglio e utilizzandola in futuro a prescindere?”

L'ondata era attesa perché non prepararsi in modo adeguato?

A maggio in effetti si parlava ampiamente di una probabile seconda ondata, si era preparati, perché non si è corsi ai ripari in modo mirato su scuola e trasporto pubblico?

Noi – spiega Calosso - suggerivamo di alzare la guardia nel periodo settembre/dicembre, in modo da valutare gli sviluppi, considerato che in autunno la situazione inquinamento (auto, caldaie, etc.) e clima sarebbe stata simile a quella del marzo scorso.
Di fatto si sarebbe potuto fare un esperimento utile a insegnare ai ragazzi l’uso della tecnologia applicato allo studio. Molti utilizzano internet nelle sue applicazioni più semplici, ma non sanno usare un computer per ricerca o lavoro.
Ovviamente si trattava di formare prima i docenti, cosa non impossibile considerato che ci sono piattaforme già attive che offrono corsi accreditati.

Da un fattore negativo creare un’opportunità

Insomma, continua, si proponeva di trasformare una disgrazia in un’opportunità, per poter riprendere le lezioni in presenza da gennaio con classi al completo. Il nostro progetto prevede lezioni in presenza ma con classi dimezzate e studenti collegati in remoto (a turno) da edifici pubblici che gli enti locali avrebbero dovuto mettere a disposizione collaborando con il mondo della scuola.

I tanti immobili vuoti di Asti

Il pensiero corre veloce ai tanti immobili vuoi della città, chissà se partendo da marzo ora avremmo magari due strutture utilizzabili (l’ex Maternità ad esempio).
“Sarebbe stato necessario assumere anche una quota di nuovi docenti (il 1 settembre ne sono andati in pensione migliaia),
spiega ancora la giornalista astigiana. I nuovi docenti sono fondamentali anche in fase di ritorno alla normalità.
Abbiamo fatto girare la nostra proposta in vari ambienti, riscuotendo interesse, ma alla fine il progetto non è stato adottato perché si è preferito andare nella direzione che abbiamo visto”.

Non è certo la polemica ad animare i pensieri dei tre astigiani ma una riflessione profonda.

"Il Paese non è pronto per la DAD da casa, per ragioni che vanno dalla connessione non ottimale in molte zone e per la necessità di coinvolgere le famiglie, che in primavera hanno dovuto dedicare molto tempo ad assistere i figli nel corso dei collegamenti. È impossibile conciliare tutto questo in famiglie con genitori che lavorano.
Oggi il rischio è di tagliare fuori i ragazzi che non hanno la possibilità di usufruire della DAD. Il pericolo di isolamento e dispersione scolastica è molto alto”.

Il progetto avrebbe sicuramente aiutato anche la gestione del trasporto pubblico, perché se gli studenti fossero stati distribuiti in diversi edifici, non ci sarebbe stato l'affollamento, responsabile di molti contagi.

Betty Martinelli

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