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Attualità | 15 novembre 2020, 18:24

Il Piemonte ‘maglia nera’ nazionale per la (pessima) qualità dell’aria

Asti, Torino e Alessandria figurano tra le città con il più elevato tasso di inquinamento. Legambiente “Serve subito un’inversione di rotta”

Il Piemonte ‘maglia nera’ nazionale per la (pessima) qualità dell’aria

Figurano anche Asti, Torino e Alessandria – insieme a Frosinone, Milano e Vicenza – tra le città italiane che hanno fatto registrare il più elevato tasso di giorni d’inquinamento, come appurato dal rapporto Mal’Aria di Città 2020 con il quale, nel gennaio scorso, Legambiente aveva tracciato un bilancio decennale del fenomeno, prendendo come riferimento i dati della sua campagna “Pm10 ti tengo d’occhio” relativi a 67 città italiane che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica.

A riprova della gravità della situazione relativa l’aria che si respira in molte città, martedì la corte di giustizia dell’Unione Europea ha emesso sentenza avversa all’Italia per aver violato il diritto dell’Unione europea sulla qualità dell’aria. I valori limite applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 sono stati infatti superati in maniera sistematica e continuata tra il 2008 e il 2017 e l’Italia non ha manifestamente adottato in tempo utile le misure imposte per invertire la tendenza.

“Questo pronunciamento apre la strada a possibili e ingenti sanzioni europee – dichiara Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta -. Ma quello che più ci spaventa è l’impatto sanitario di tali inadempienze: centinaia di morti premature all’anno nella nostra regione (sono circa 900 nel solo capoluogo). Si investa con decisione sulla mobilità sostenibile e pubblica! La Regione riattivi immediatamente le ferrovie sospese, operazione che permetterebbe di togliere dalle strade migliaia di pendolari (e dunque di auto) ogni giorno”.

Ma non è la mobilità il solo imputato per l’aumento delle polveri sottili in atmosfera: per tutti i settori che producono direttamente PM10 (traffico, combustione di biomasse per riscaldamento ed energia, abbruciamenti) sono necessarie significative riduzioni delle emissioni. Le deroghe agli abbruciamenti nel periodo 1 novembre – 31 marzo, secondo Legambiente, sono quindi in completa contraddizione con tali esigenze e con la tutela della salute pubblica. E rischiano anche di avere effetti legali ed economici sui Comuni.

Le Amministrazioni Comunali - prosegue Giorgio Prino - corrono il rischio di andare ben oltre le proprie competenze legali autorizzando gli abbruciamenti in un periodo critico per la qualità dell’aria e riducendo quindi gravemente l’efficacia di provvedimenti ambientali e di salute pubblica di competenza regionale e nazionale”. La possibilità di concedere deroghe prevista dalla Regione scarica infatti sui Comuni l’onere della verifica della fattibilità e della responsabilità. Inoltre, le deroghe favoriscono comportamenti assolutamente non previsti dalle norme regionali quali la combustione di residui della manutenzione di giardini e orti o l’abbruciamento in ore serali, che accrescono l’esposizione agli inquinanti della popolazione anche a carattere prettamente locale.

Redazione

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