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Cultura e tempo libero | 22 novembre 2020, 20:01

En plein per il thriller storico di Fabiano Massimi al Premio Asti d’Appello 2020

Il romanzo dell’autore modenese si è aggiudicato sia il premio della giuria popolare che di quella togata

Il presidente dell'Asti d'Appello con i conduttori della finale

Il presidente dell'Asti d'Appello con i conduttori della finale

La dodicesima edizione del Premio Asti d’Appello – che a differenza di tutte le undici che l’hanno preceduta non si è svolta con le consuete modalità, per rispettare le normative anti-Covid, bensì con tutti gli autori in gara collegati dalle rispettive abitazioni con il Teatro Alfieri dove si trovavano i conduttori Massimo Cotto e Chiara Burattiha visto la piena affermazione del romanzo “L’angelo di Monaco” di Fabiano Massimi (edito da Longanesi).

L’autore modenese, infatti, si è aggiudicato sia il premio assegnato dalla giuria popolare (una preziosa stilografica Aurora) che quello della giuria togata, consistente in un assegno (o, in questo caso specifico, bonifico) da 5.000 euro. Ovvero la metà del premio previsto negli anni scorsi.

E’ spettato a Stefano Bertone, presidente dell’Associazione Asti d’Appello, leggere la motivazione della scelta: “Una storia drammatica, vera, documentata da libri e rievocazioni, trasformata abilmente in un romano poliziesco che non è solo tedesco, perché parla delle origini del Nazismo. E’ una forma interessante di romanzo storico”.

Il vincitore, comprensibilmente soddisfatto per aver convinto entrambe le giurie del premio, ha invece affermato che “La letteratura è l’unica forma d’arte che rende giustizia al passato e costruisce un futuro più giusto”


LA TRAMA DEL ROMANZO VINCITORE

Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio.

Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è "zio Alf", noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti.

Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore. Sauer si trova da subito a indagare, stretto tra chi gli ordina di chiudere l’istruttoria entro poche ore e chi invece gli intima di andare a fondo del caso e scoprire la verità, qualsiasi essa sia.

Hitler, accorso da Norimberga appena saputa la notizia, conferma di avere un alibi inattaccabile. Anche le deposizioni dei membri della servitù sono tutte perfettamente concordi. Eppure è proprio questa apparente incontrovertibilità dei fatti a far dubitare Sauer, il quale decide di approfondire.

Le verità che scoprirà, così oscure da far vacillare ogni sua certezza professionale e personale, lo spingeranno a decisioni dal cui esito potrebbe dipendere il futuro stesso della democrazia in Germania…

Gabriele Massaro

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