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Cultura e tempo libero | 28 novembre 2020, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: la tragicommedia di Alfieri

Puntata dedicata al rischio di relegare Vittorio Alfieri nel solo ruolo di paladino per bar, scuole guida o società sportive, invece che per il rilancio di Asti

Il valore di Alfieri è il valore di Asti

Il valore di Alfieri è il valore di Asti

Avrei voluto scrivere qualcosa su Rita Levi Montalcini, stimolato dal vederne sceneggiata vita e passione in tv. Avventura che ha toccato anche l’Astigiano, non solo per la piccola Iris Dondi, da Asti, che la interpreta da giovanissima, ma specialmente perché cittadina onoraria, che aveva conosciuto i nostri posti bellissimi quando, per sfuggire alle persecuzioni razziali indette dal fascismo e i bombardamenti degli alleati, da Torino si era rifugiata in Valle San Pietro, tra Asti e Variglie. Il futuro premio Nobel vi trovò asilo per un paio d’anni, sviluppando proprio lì le prime intuizioni sulle scoperte che successivamente le avrebbero procurato notorietà mondiale. Ben fatta la fiction Rai, spero giovedì l’abbiate vista, drammaticamente corretta nell’illustrare l’importanza di ricerca e passione in continuo confronto con la caccia alle risorse. I soldi, maledetti soldi che spesso si scordano del valore dei richiedenti.

Altro richiedente di valore ce lo siamo trovato, come fulmine a ciel sereno (sereno tanto per dire), sui giornali negli scorsi giorni: Vittorio Alfieri e la brutta tragicommedia della Fondazione Centro di Studi Alfieriani.

E sì che la speranza, personale e non solo, quella che è ultima a morire, era di strategie comunali coraggiose. Strategie per provare a sviluppare anche da noi flussi turistici definibili tali, supportate da risorse importanti. Attenzioni e investimenti dedicati alla cultura e alla valorizzazione del nostro grande trageda. Speranza di tanti fatti e pochissime parole, scordandosi, per un po', di interessi, influenze, poteri e potentati.

E invece, sbram! "...nessuno degli Enti promotori ha dato una qualche forma di disponibilità all’indispensabile sostegno economico diretto. La speranza di una futura sostenibilità economica della Fondazione (CRAT ndr) è stata posta in relazione con la firma della convenzione tra Fondazione Centro Studi Alfieriani e Fondazione Asti Musei per la gestione e lo sfruttamento del patrimonio museale della prima da parte della seconda...”.

Parole di Valter Boggione, presidente di cda e direttivo del Centro Studi. Parole definitive, arrivate dopo una montante sequenza di tante altre, spesso troppo forti, partigiane e forse anche un po’ strumentali. Non sto a riprenderle che leggerle una sola volta basta e avanza.

Piccola vicenda per modi e scopi, ma grande nel rischio di perdita d’opportunità, perché è evidente la necessità di rilanciare davvero, con tutti i mezzi, accademici e non, il nome di Vittorio Alfieri in Italia e nel Mondo. Solo con quello che ha scritto sulla tirannide, dovrebbe avere dei monumenti in tutto l'Occidente. Per rilanciare e modernizzare servono però risorse, che, fino ad ora, non si sono viste e che spero siano la sola conclusione di tutto il rumore di questi ultimi giorni.

Davide Palazzetti

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