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Economia e lavoro | 25 febbraio 2021, 19:15

Salvatore Toscano dopo 68 anni chiude la sua bottega di scarpe. Il Covid, ancora una volta, fa abbassare le serrande (VIDEO)

85 anni e la voglia irrefrenabile di tornare in pista. Perchè per Salvatore la sua calzoleria di corso Dante è sempre stato il paradiso. Tutto ebbe inizio nel 1953, alla corte del maestro Vittorio Garipoli

Foto e video realizzati da Beatrice Foresti

Foto e video realizzati da Beatrice Foresti

Arriva in negozio a bordo della sua Vespa. Parcheggia proprio lì davanti e, prima di incontrarci, si sistema un attimo i capelli, guardandosi nello specchietto.

Salvatore Toscano è così e, dall'alto dei suoi 85 anni, continua a sembrarci un ragazzino, immune al fluire del tempo e alle negatività della vita.

Alza le serrande, apre la porta di ingresso, su cui, però, troneggia un avviso che ogni volta, a rileggerlo, fa male: "La calzoleria Salvatore chiude per cessata attività".

Dopo 68 anni di onorato servizio, di onorato lavoro, Salvatore - o meglio sarebbe dire la salute di Salvatore - ha deciso di metterci un punto, a malincuore, optando per il riposo.

 

Video realizzato da Beatrice Foresti

Il Covid, infatti, in questi mesi ha colpito anche lui, la roccia di corso Dante, mettendo a dura prova il suo fisico robusto e la sua mente instancabile.

"Non ho chiuso perchè ne avessi voglia, ho chiuso perchè ho preso il Covid", ci racconta, con una voce rotta e le lacrime agli occhi.

Il laboratorio per Salvatore è sempre stata la sua vita, il suo unico paradiso, ma, soprattutto, una grande rivincita.

Non si affitta ai meridionali

Salvatore ha sempre portato con orgoglio ad Asti le sue origini meridionali, ma un tempo, però, non era così semplice. Veniva deriso: sono gli anni in cui i cartelli "non si affitta ai meridionali" erano all'ordine del giorno.

Sì? E allora io mi chiamo Valter

"Quando andavo a ballare e dicevo di chiamarmi Salvatore, tutte se ne andavano. È un nome meridionale e le mie origini qui non piacevano", racconta.

Così, per tantissimi anni, Salvatore decise di chiamarsi Valter, per camuffare un po' quelle origini di cui è sempre andato orgoglioso ma che gli stavano creando non pochi dispiaceri.

La calzoleria: il suo asso nella manica

Questo gioco andò avanti per diverso tempo, fino a quando Salvatore - o Valter - decise di aprire la sua bottega. E fu proprio in quel momento che tirò fuori il suo asso dalla manica.

"La chiamai Calzoleria Salvatore. Che smacco per tutti, che rivincita!", spiega oggi commosso e orgoglioso, quasi come quel giorno.

Dal maestro Garipoli

Salvatore prima di arrivare all'apertura della sua bottega, iniziò a lavorare nel 1953 da Vittorio Garipoli, il padre dell’architetto Salva, in piazza Santa Maria Nuova. Il suo primo grande maestro, da cui, ancora oggi, ricorda di aver imparato tutto. La prima bottega aperta fu quella sotto i Portici Rossi, poi in via Anita Garibaldi e infine, dal 1964, in corso Dante. 

Le scarpe fatte a mano... ora sono nei libri di storia

Da qui Salvatore non si è mai più spostato, diventando l'icona di corso Dante, per residenti e non solo. Andavano tutti da lui, perchè, fino a poco più di dieci anni fa, le scarpe Salvatore le faceva da zero. A mano. Rigorosamente in pelle. Fino a quando la gomma si è imposta in commercio e gli acquisti, soprattutto online, hanno relegato l'arte delle scarpe nei soli libri di storia.

L'orologio non si guarda

Salvatore l'orologio non lo hai mai guardato, come chi, più che sul lavoro, fosse sull'auto dei suoi sogni. Entrare in bottega è come fare un viaggio sulla macchina del tempo: è tutto fermo, freezzato. Gli utensili e le macchine sono tutte funzionanti e si respira ancora il profumo del cuoio, dei materiali di un tempo che, a parlarne oggi, sembra strano.

Tutti attrezzi costosi, che, però, Salvatore non sa come smaltire. Nessuno li compra, perchè nessuno ad oggi conosce l'arte di quel tempo.

La nomina di Cavaliere

Appesi ai muri tutti i certificati e le onorificenze ricevute. Salvatore, infatti, è stato anche nominato Cavaliere e, per diversi anni, ha guidato la ciurma dei calzolai astigiani, un tempo numerosissimi. Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta organizzò anche le selezioni astigiane dello Zecchino d’Oro. Un uomo poliedrico, dai mille interessi. 

Dimmi che scarpe indossi e ti dirò chi sei

Da Salvatore si può solo imparare, perchè il calzolaio, come il barbiere, conosce tutti i segreti dei suoi clienti, che, con il tempo, sono diventati tutti grandi amici.

Perchè da un paio di scarpe si possono capire tante cose della persona che le indossa. Come nel film "Mr Cobbler e la bottega magica", Salvatore riesce a calarsi magicamente nei panni - anzi, nelle calzature - di ogni persona che mette un piede in bottega. E questo ci sorprende.

Con la chiusura della storica bottega di corso Dante, Asti perde un pezzo di storia, una colonna portante, che non tornerà più, ma che resterà vivida nella memoria di tutti. 

Per sempre.

Elisabetta Testa

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