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Solidarietà | 02 marzo 2021, 16:29

'Un ponte di corpi', scende anche nella piazza astigiana contro violenze sulla rotta balcanica

Il 6 marzo dalle 14.30 in piazza San Secondo. Altre persone andranno a Clavière

'Un ponte di corpi', scende anche nella piazza astigiana contro violenze sulla rotta balcanica

Il 6 marzo, lungo i confini e nelle piazze di diverse città, un gruppo di donne (e uomini), riconoscendosi nel manifesto “Un Ponte di Corpi” promosso da Lorena Fornasir, attivista sulla rotta balcanica, costruirà con i propri corpi un ponte simbolico per denunciare le continue violenze e i respingimenti di cui sono vittime le persone che tentano di raggiungere un luogo in cui poter vivere con dignità via terra e via mare.

Anche diverse persone e realtà solidali astigiane hanno aderito al Manifesto “Un Ponte di Corpi” e parteciperanno all’iniziativa sia con la presenza di un gruppo di donne che andrà sulla frontiera italo-francese a Claviere (insieme alla Rete Torino per Moria), sia con la parallela organizzazione di un presidio che si terrà:

Sabato 6 marzo in Piazza San Secondo ad Asti ore 14,30.

La partecipazione è a titolo personale e l’iniziativa si svolgerà nel rispetto della normativa Covid-19.

Per informazioni: welcomingasti@gmail.com,

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/unpontedico.

Chi sono gli organizzatori

Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi da anni ogni fine settimana curano i migranti sopravvissuti all’orrore della rotta balcanica. Insieme a una rete di volontari hanno dato vita a Linea d'Ombra e davanti alla stazione di Trieste curano i piedi delle persone migranti, medicano i segni delle torture, offrono cibo e dignità. 

Lorena ha 67 anni ed è una psicoterapeuta. Gian Andrea, suo marito, professore di filosofia in pensione 84. La scorsa settimana la procura di Trieste ha ordinato un’irruzione in casa loro per perquisire la sede dell’associazione ed ha accusato Gian Andrea di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per l’aiuto dato a una famiglia con due bambini nel 2019.

"È sconcertante dover constatare, affermano Lorena e Gian Andrea, che la solidarietà sia vista come un reato”.

 

Comunicato stampa

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