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Politica | 06 aprile 2021, 20:00

Recovery, Uniti si può: "Si ritorna al teleriscaldamento, ma gli astigiani lo avevano bocciato"

Dura nota stampa del gruppo, che attacca: "Chissà Iren dove pensa di fare il teleriscaldamento, chissà cosa vuole bruciare, chissà quante abitazioni intende alimentare. Chissà se le evidenze scientifiche dimostreranno che si tratta di un’operazione in grado di diminuire i consumi"

Recovery, Uniti si può: "Si ritorna al teleriscaldamento, ma gli astigiani lo avevano bocciato"

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del gruppo Uniti si può, in merito ai progetti astigiani del Recovery Fund.

Continua la serie dei grandi Revival, dopo tangenziale ed inceneritore ecco il teleriscaldamento. Era uscito dalla “porta” anni fa, oggi apprendiamo che lo si vuol far rientrare dalla finestra. Eppure gli astigiani avevano ampiamente bocciato il progetto, i cittadini si erano mobilitati, avevano raccolto firme e infine, a proposta ormai accantonata, avevano punito severamente la maggioranza uscente alle elezioni del 2017. Bisogna ricordare che gli strascichi di quella proposta campata in aria pesano oggi come macigni su Asp e sul Comune, che si trovano ad affrontare una spinosa trattativa con un socio privato per definire gli aspetti economici derivanti dalla nascita di AEC, Azienda che era sorta ad hoc per gestire Teleriscaldamento ed Illuminazione pubblica. Infatti, se il Teleriscaldamento era miseramente naufragato, il progetto sulla gestione dell’Illuminazione pubblica è andato in porto, ma successivamente un pronunciamento dell’Autorità nazionale Anticorruzione ha giudicato illegittimo quel duplice affidamento diretto da parte del Comune: ora in ballo c’è un corretto affidamento del servizio e soprattutto il rimborso economico per un socio privato che ha fatto un importante investimento nell’illuminazione pubblica.

Il Socio privato di cui sopra è Iren, e a noi non sembra un caso che sia ancora Iren che oggi propone di nuovo il teleriscaldamento. Negli ultimi anni, nonostante il teleriscaldamento non sia andato in porto, questa azienda ha messo le mani sulla città diventando socio di maggioranza di Gaia e Aec e principale socio di minoranza di Asp, posizioni attraverso cui di fatto Iren controlla il ciclo dei rifiuti, l’acqua, l’illuminazione pubblica ed i trasporti pubblici.

La novità è un’altra: è che Iren ha le braccia talmente lunghe da spingere i bottoni direttamente nelle sale di comando, in questo caso la Regione, e se vuole fare un impianto di teleriscaldamento ad Asti non si cura nemmeno più di intavolare un discorso con l’Amministrazione Comunale - il Sindaco Rasero ha detto di non essere stato consultato e che non ci sono progetti – ma fa saltare fuori una proposta direttamente nel fascicolo delle opere che la Regione Piemonte chiede di finanziare attraverso il Recovery Fund.

Questo la dice lunga sul modo di fare di una società teoricamente di emanazione pubblica, che fa utili con soldi che provengono da utenze pubbliche per servizi essenziali quali quello idrico o la raccolta dei rifiuti, ma che ha una governance spregiudicata, del tutto fuori controllo da parte dei governi locali e soprattutto “resiliente” , non nel senso virtuoso del termine che va tanto di moda adesso, ma perché disposta a far affari con amministrazioni di qualsiasi orientamento politico a prescindere dal merito dei progetti. Anzi, con la potenza di fuoco del suo capitale, non solo Iren è fuori controllo da parte dei governi locali, ma ha il potere di tenerli in pugno, perché visti i “chiari di luna” finanziari, è l’unica società in grado di fare investimenti sul territorio. Con buona pace per le narrazioni sulla “transizione ecologica” o “rivoluzione verde”, tirate per la giacca in un’operazione di goffo Green Washing che anima le tante iniziative culturali a tema ambientale che Iren sponsorizza, ma di cui ci si dimentica in fretta quando si parla ad esempio di nuovi inceneritori, trasporto pubblico locale, mobilità ferroviaria e implementazione della raccolta differenziata.

Chissà Iren dove pensa di fare il teleriscaldamento, chissà cosa vuole bruciare, chissà quante abitazioni intende alimentare. Chissà se le evidenze scientifiche dimostreranno che si tratta di un’operazione in grado di diminuire i consumi e le emissioni in città, emissioni a causa di cui tra l’altro nei mesi a venire potranno arrivare importanti limitazioni del traffico automobilistico. Chissà se sono stati presi accordi con qualche impianto già esistente per sfruttare il calore prodotto nelle lavorazioni industriali che alternativamente sarebbe disperso. Chissà se invece, al contrario, ancora una volta dovremo accontentarci del punto di vista di chi ha il denaro e ha già deciso di fare un investimento che renderà bene, magari costruendo un grande impianto nuovo di pacca da alimentare con gas o rifiuti, i cui utili andranno a rimpinguare casse di soci privati extraprovinciali ma l’impatto ambientale – in termini di investimento, cementificazione, estrazioni ed emissioni - sarà tutto per gli astigiani.

Infine, è curioso che da qualche mese sentiamo dire che emissari del Comune (o il Sindaco stesso?) starebbero trattando con Iren per risolvere la questione Aec di cui sopra. Sarebbe bello sapere a che punto sono e cosa viene loro detto, visto che poi il Sindaco afferma di non essere stato informato di una proposta così importante. In ogni caso, c’è qualcuno che è ancora illuso che nella gestione di Asp Comune e Iren siano due attori con eguale potere decisionale?

Ribadiamo con forza, come abbiamo detto già molte volte, che l’unica possibilità per mantenere il controllo su Asp sia quella di fare dei nuovi patti parasociali in cui venga limitato il ruolo del socio privato e si rafforzi quello del Comune. Se ce ne fosse stato ancora bisogno, questa iniziativa del redivivo teleriscaldamento è la prova definitiva.

Uniti si può

Al direttore

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