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Politica | 20 maggio 2021, 07:41

Antisemitismo, non una definizione che unisce, ma che nuovamente divide

Riflessione del consigliere comunale di Ambiente Asti, Mario Malandrone: "Credo occorra uno sguardo globale della politica, che sappia cogliere le problematiche di un conflitto"

Antisemitismo, non una definizione che unisce, ma che nuovamente divide

"Credo che occorra uno sguardo globale della politica, ma che sappia cogliere le problematiche di un conflitto, della sua storia e che sappia non essere di parte, che quindi operi per la pace e il dialogo."

Appena si son spente le luci sul consiglio e la maggioranza si è trovata sola, si votano un'altra definizione storica e politica discutibile

Sono stato educato fin da piccolo all'antirazzismo, a contrastare la xenofobia e l'antisemitismo. Grazie a scuola, maestre e professoresse. In terza media la mia tesina era sul conflitto in Palestina e per anni me ne sono occupato. Da volontario ho collaborato per anni a Ong che lavoravano su emergenza e cooperazione in Palestina e da insegnante ho lavorato sempre moltissimo sul tema della Shoah e delle leggi razziali, informando e facendo prevenzione al non ritorno di tali mostruosità.

Sono contro l'antisemitismo? Si , sono antirazzista e per un'approccio che unisca e non divida, un approccio interculturale e il mio impegno quotidiano lo testimonia, possono convivere tradizioni e religioni diverse. Possono se c'è pari opportunità e giustizia sociale. Se tutti sono pari nei diritti.

Nei giorni in cui infuria il conflitto in Palestina, su Gaza e in Israele, il Consiglio Comunale sceglie di dare una definizione di antisemitismo molto ambigua, che divide.

E così anche sulla pratica relativa all'antisemitismo ieri in Consiglio Comunale si è scelta una "definizione" ambigua e confusiva, proprio nei giorni in cui la situazione a Gaza e In Israele si fa drammatica e preoccupante.

Di fatto creando grande ambiguità sul diritto almeno di critica a un governo e alle sue scelte espansionistiche come quello del Governo Israeliano.

Assistiamo quindi a un nullo dibattito storico e geopolitico , un po' come era successo con la delibera della revoca a Mussolini a cui si era voluta appiccicare una Risoluzione del Parlamento Europeo, ambigua storicamente.

Non si pretende che un consiglio sia fatto di storici e esperti di diritti umani, di geopolitica o conflitti. Si pretenderebbe un dibattito, un approfondimento. In fondo i Consiglieri dovrebbero rappresentare un estratto dell'eccellenza di una città.

Anche qui da una semplice dichiarazione di antirazzismo e conseguentemente di contrarietà all' antisemitismo, si è voluto scegliere una posizione determinata e politica che mescola il tutto.

Non si tratta di semplificare , si tratta di non intorbidire valori, con mescolamento tra poteri istituzionali e popolo, tra critiche a scelte politiche e militari e una connotazione etnico/religiosa. Chiunque ha educato ai valori di uguaglianza e antirazzismo e di contrasto all'antisemitismo sa distinguere. Questi valori, essere contrari all'antisemitismo, dovrebbero essere comuni a tutti i consiglieri, ma occorre però non mescolare le carte.

Sono contro l'antisemitismo, ma non condivido nei contenuti parti della dichiarazione dell'IRHA. Sono per togliere Mussolini dai cittadini onorari di Asti, ma non sono concorde a farlo con un documento sulla "memoria condivisa", storicamente errato, pericoloso nelle equiparazioni tra nazismo e comunismo, concettualmente fuorviante. La politica che vuole creare definizioni, aggiunge politica alle questioni sociologiche, geopolitiche, di diritti e storiche e non chiarisce, crea una coltre che serve a una determinata visione politica, purtroppo non così vicina ai valori universali dei diritti umani o alla storia.

Ciò che servirebbe davvero è contrastare le forme di razzismo e antisemitismo, che hanno rigurgiti in alcune parti sempre più forti e in alcuni strati sociali e in formazioni politiche, non certo creare ambiguità sul diritto di critica a scelte storiche dei governi di uno stato.

Non ritengo che un Consiglio Comunale non debba occuparsi delle questioni del mondo e delle problematiche, ma quando lo fa con spirito "politico" e dichiarando una parte, si tira fuori da quell'approccio interculturale che desiderei da un'istituzione pubblica.

Capisco anche che la delibera sia stata ispirata dall'associazione Italia Israele, ma un po' di discernimento occorrerebbe soprattutto in un momento storico così delicato.

La definizione dell'Irha è ambigua, chiaro che la messa in discussione di uno Stato sia errata, chiaro che nessuna realtà che si occupa di diritti umani è a favore dell'uso della violenza, ma stiamo parlando di una situazione in conflitto, un conflitto mai risolto, durato decenni.

La pratica è portata da un'associazione che è schierata: L'associazione Italia Israele si schiera con il popolo israeliano, 12 maggio 2021, dichiarava sui giornali.

Mi chiedo come si comporterà il Comune di fronte a richieste di spazi o luoghi per realtà che criticano l'operato del Governo Israeliano, o come si comporterà con campagne internazionali che hanno a che fare con una pressione sul Governo Israeliano per la cessazione di bombardamenti su Gaza o che chiedano diritti per i Palestinesi nella West Bank, o che protestino per famiglie sgomberate dalle case in Israele, o verso campagne relative al muro in Palestina.

Di fatto molti articoli di tale dichiarazione si prestano a un'interpretazione ambigua, che negherebbe l'accoglimento di tali richieste.

Ecco quando la politica si erge a definire cosa sia antisemitismo, antirazzismo in questo modo senza uno sguardo scientifico ma solo politico, mi viene davvero di chiedere alla politica locale di occuparsi solo delle questioni urgenti della città.

Credo che occorra uno sguardo globale della politica, ma che sappia cogliere le problematiche di un conflitto, della sua storia e che sappia non essere di parte, che quindi operi per la pace e il dialogo.

Mario Malandrone

Al direttore

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