Quanti alberi sono stati abbattuti in città nella stagione 2024-2026? Quali specie e in quali alberate o giardini? E, soprattutto, quando verranno programmate le nuove messe a dimora per compensare la perdita di superficie fogliare, la produzione di ossigeno e la capacità di assorbimento delle emissioni inquinanti? Sono queste le domande che il circolo Gaia di Legambiente Asti rivolge all'Amministrazione comunale in una richiesta formale firmata dal presidente Giancarlo Dapavo e dalla vicepresidente Elena Berta.
Alla luce delle operazioni di abbattimento e potatura delle alberate comunali iniziate da qualche anno, che hanno visto la rimozione di numerosi esemplari, principalmente aceri e platani, l'associazione ambientalista chiede conto degli interventi realizzati. Pur convenendo che l'incolumità pubblica venga al primo posto, e senza contestare le motivazioni fitosanitarie addotte (come il Cancro Colorato sui platani, decretato dal Servizio Fitosanitario Regionale), Legambiente sollecita trasparenza e soprattutto programmazione per il futuro.
Le richieste: dati, cause e compensazioni
Nel dettaglio, il circolo Gaia chiede di conoscere il numero esatto degli alberi abbattuti sino ad oggi, le specie coinvolte, la localizzazione degli interventi e le cause specifiche che ne hanno determinato la rimozione. Ma il nodo centrale della richiesta riguarda le nuove messe a dimora, necessarie per compensare la grave perdita di superficie fogliare e i benefici ambientali che questa comporta: produzione di ossigeno, assorbimento di anidride carbonica, limitazione dei danni da particolato atmosferico e mitigazione delle temperature estive.
"Non ridurre il patrimonio arboreo costituisce non soltanto un bene ambientale e paesaggistico, ma anche sostanzialmente economico", si legge nel documento. L'associazione richiama inoltre gli articoli 2, 5 e 6 della Legge 10 del 2013 (Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani), che impongono precisi obblighi in materia di tutela e incremento del patrimonio verde.
Un regolamento del verde atteso da sei anni
Legambiente sottolinea come Asti sia ancora priva di un Regolamento del Verde Urbano, nonostante un lavoro di studio e presentazione all'Amministrazione da parte di soggetti competenti, coordinati dal Comune stesso, risalga a oltre sei anni fa. In assenza di questo strumento, l'associazione ricorda che esistono comunque norme di polizia urbana, leggi regionali e nazionali che prevedono la compensazione degli abbattimenti.
A tal proposito, il circolo Gaia cita le norme tecniche adottate da altre città, che prevedono la messa a dimora di almeno quattro alberi in sostituzione di ogni esemplare adulto abbattuto, possibilmente nello stesso sito o in zone limitrofe e con le stesse specie.
"Inutile ribadire quanto sia importante mantenere inalterato e incrementare il patrimonio verde della Città, in particolare quello arboreo, ma è indispensabile che l'Amministrazione, principale custode di tale bene pubblico, ne garantisca la tutela e la prosperità per il bene di tutti i cittadini", scrivono Dapavo e Berta.
"Non un costo, ma un investimento"
Quanto ai costi dei reimpianti, Legambiente osserva che nella stesura di progetti straordinari e complessi gli oneri per il verde rappresentano una componente minima della spesa complessiva. Ma soprattutto, sottolinea l'associazione, "il ripristino non sia un costo, ma un investimento sulla resilienza all'aumento delle temperature, sul decoro, sulla bellezza e sulla salute dei cittadini".














