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Al Direttore | 21 giugno 2021, 08:34

"Al bosco dei Partigiani c'eravamo anche noi. Un parco per essere sicuro deve essere vissuto dalla comunità"

A rendere note le proprie posizioni, il laboratorio autogestito La Miccia

"Al bosco dei Partigiani c'eravamo anche noi. Un parco per essere sicuro deve essere vissuto dalla comunità"

Riceviamo e pubblichiamo una nota del laboratorio autogestito La Miccia

Sabato 19 giugno eravamo presenti alla prima assemblea al Bosco dei
partigiani.

Abbiamo ritenuto importante esserci per rimarcare il fatto
che quel luogo non è completamente abbandonato: infatti noi come
Laboratorio Autogestito insieme a molte altre persone e realtà in questi
anni abbiamo riempito il boschetto con numerose iniziative.

Negli ultimi tre anni abbiamo usato la zona dell’anfiteatro per ospitare reading di
poesia, pranzi popolari, chiacchierate transfemministe, spettacoli
teatrali per grandi e anche per i tant* bambin* presenti agli eventi,
esibizioni musicali e mostre di artisti locali.

Abbiamo sempre organizzato tutto questo in piena autogestione e rendendo il parco
accessibile a tutt*. Qualche scritta sul muro trovata al nostro arrivo o
qualche ragazz* seduto sulle gradinate a fumare o bere non hanno mai
rappresentato una minaccia per i presenti.

Prima e dopo ogni evento ci  siamo sempre attivat* per pulire gli spazi usati, perché siamo profondamente convint* che la collettività che vive un posto debba anche prendersene cura, senza deleghe di sorta.

Ieri abbiamo provato a raccontare tutto questo, seriamente preoccupat*
da un serie di proposte emerse da una parte dell’assemblea: quelle di
chiudere il parco la notte, riempirlo di telecamere e farlo pattugliare
dalle forze dell’ordine.

Scriviamo questo comunicato per ribadire quanto già detto ieri in
assemblea: non sono chiusure, telecamere e pseudo-ronde a rendere un
posto sicuro, ma le persone che lo attraversano e lo vivono ogni giorno.

Un parco per essere sicuro deve essere vissuto dalla comunità e tutto
questo può avvenire attraverso momenti di incontro, arte, aggregazione e
partecipazione attiva alla gestione e alla manutenzione del parco. Come
collettivo ci opponiamo a ogni forma di controllo, chiusura e  militarizzazione degli spazi pubblici. Per questi motivi ci rifiutiamo  di collaborare con determinate organizzazioni politiche e di stampo militaresco che propugnano una visione del mondo fobica e securitaria.

Siamo invece aperti, l’abbiamo detto in assemblea e lo ribadiamo con
questo scritto, alla ricerca di forme diverse di collaborazione con
tutte quelle organizzazioni e individualità che ieri ci hanno dimostrato
solidarietà davanti ad alcuni atteggiamenti autoritari ingiustificabili
in un’assemblea popolare.

Un modello di rinascita del parco all’insegna dell’autogestione e
dell’azione diretta è possibile e sarebbe, ne siamo sicur*, ben più
efficace delle deleghe, petizioni e lamentele indirizzate ad una
amministrazione che non se ne occupa o a politicanti di turno in
passerella elettorale.

Come collettivo ci opponiamo fermamente all’idea che questo luogo
diventi una sorta di bomboniera chiusa e sorvegliata fruibile solo da
alcun* cittadin*, ma che continui ad essere sempre di più un luogo di
incontro e di cultura, promuovendone la cura attraverso l’incontro tra
chi lo ama o chi lo vuole riscoprire.

Non abbiamo bisogno di militari e telecamere ma di rimboccarci le
maniche per riprendere in mano dal basso la progettualità degli spazi
che viviamo. Senza deleghe e senza fobie securitarie.


L.A. MICCIA
Esplodere il silenzio, innescare l’autogestione.

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