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Cronaca | 05 luglio 2021, 15:47

La campagna #sicurezzaVera di Confcommercio sta per entrare nel vivo

A luglio la presentazione in cinque città, con fase sperimentare estesa a 20 entro la fine del 2021

Un'immagine della campagna di Confcommercio

Ufficializzato il 28 aprile scorso, il progetto “#sicurezzaVera – che prevede che ristoranti, bar e locali italiani diventino presidi di sicurezza a difesa delle donne e promotori della cultura di genere – sta per entrare nel vivo. Nel corso del mese di luglio il protocollo – sottoscritto dalla Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, il Gruppo Donne Imprenditrici della Federazione e la Polizia di Stato – verrà presentato in cinque città (Pisa, Matera, Latina, Rimini e Gorizia) e nel corso degli appuntamenti verrà rimarcato che l’obiettivo è di incrementare i livelli di sicurezza delle persone e degli stessi esercizi, nel quadro di aggiornate strategie di prevenzione di eventi illegali o pericolosi, connessi a forme di violenza di genere.

Troppo spesso i pubblici esercizi vengono dipinti come luoghi pericolosi – sottolinea la presidente del Gruppo Donne Imprenditrici di Fipe – Confcommercio, Valentina Picca Bianchi. Luoghi nei quali si pensa che sia lecito fare avances spinte alle ragazze che servono ai tavoli, o nei quali un sorriso in più fatto da una donna che lavora dietro a un bancone viene subito male interpretato. Luoghi in cui si lavora fino a notte fonda e, spesso le donne, titolari o dipendenti che siano, chiudono le saracinesche rimanendo sole nelle città ormai quasi deserte”.

Noi vogliamo ribaltare questo stereotipo afferma ancora la presidente – e rafforzare i nostri locali in presìdi di legalità e di sicurezza, nonché, creare una rete per promuovere e diffondere la cultura di genere. Per le dipendenti, le clienti e le titolari di aziende. E il primo passo per prevenire la violenza è quello di riconoscere i segnali di pericolo. Grazie al supporto della Polizia di Stato, insegneremo sia alle donne sia agli uomini a riconoscere questi segnali e insegneremo loro come reagire”.

Enrica Vogliotti, presidente del gruppo Terziario Donna della Confcommercio di Asti, esprime condivisione delle parole di Valentina Picca Bianchi sottolineando :”Le differenze di genere sono divisive e noi come Terziario Donna della Provincia di Asti ogni giorno siamo l’esempio di quanto l’imprenditoria femminile sia importante ed arricchisca la nostra società, la differenza si fa con i fatti non con gli stereotipi”.

La fase sperimentale, nel suo complesso, arriverà ad interessare 20 città entro il 2021, dopodiché il modello verrà esteso a tutti gli esercizi pubblici che rappresentano da sempre la più ampia rete di presidio territoriale di cultura, socialità e tradizione presenti in Italia: 1 esercizio pubblico ogni 250 abitanti, 1 bar ogni 400 abitanti. Il progetto darà centralità ai Pubblici Esercizi sotto due aspetti principali: uno, riconoscendoli come punto di riferimento e luogo sicuro; due, rafforzando la sicurezza all’interno dei locali stessi.

Il progetto sarà promosso da una campagna di comunicazione “multitarget” e “omnicanale” rivolta ai ragazzi e agli adulti con l’obiettivo di creare un network permanente sulla cultura di genere. Il presidente della Fipe di Asti Paolo Scapparino appoggia il progetto ambizioso contro la differenza di genere e legalità all’interno dei pubblici esercizi: ”I nostri locali sono luoghi di ritrovo sicuri dove le persone possono dopo così tanto tempo socializzare e tornare a quella amata quotidianità che per troppo tempo a causa della pandemia è mancata. Rimangono due temi chiave ‘Sicurezza’ e ‘Parità di Genere’. Il centro del progetto saranno le iniziative informative e formative per diffondere la conoscenza delle tematiche relative alla cultura di genere e alla violenza basata sul genere grazie al contributo attivo della Polizia di Stato”.

"La nostra Confcommercio in sinergia con le federazioni di riferimento darà massima visibilità all’iniziativa aggiunge Claudio Bruno, direttore di Confcommercio Asti –, non solo in termini di comunicazione, ma anche e soprattutto in termini sostanziali nell’ottica di evidenziare la cultura della legalità e parità di genere”.

La presidente Valentina Picca Bianchi conclude: ”La nostra Vera, dal germanico protezione, è il nome di una donna. É un nome forte, deciso, determinato in cui ogni donna potrà identificarsi: “Io sono Vera, Ogni donna è Vera”. Vera è anche un'esclamazione: “io sono Vera quando sono #sicura”. Vera è una donna nuova, consapevole e sicura e con gli occhi aperti. Vera vuole sensibilizzare e promuovere la cultura di genere, il rispetto, il valore della diversità, la condivisione e l’inclusività”.

Redazione

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