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Economia e lavoro | 11 ottobre 2021, 11:30

Il negativo primato dell'Astigiano negli infortuni sul lavoro al centro di un documento di Cgil Cisl e Uil

"La sicurezza sul lavoro è un bene comune". La provincia di Asti si colloca al 25esimo posto in Italia, con un'incidenza del 44,4%. "Salute e sicurezza per la qualità del lavoro"

Il negativo primato dell'Astigiano negli infortuni sul lavoro al centro di un documento di Cgil Cisl e Uil

La sicurezza sul lavoro intesa come bene comune è al centro di un documento sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil della provincia di Asti, da sottoporre al Tavolo dello sviluppo per sottoporre dati e trovare soluzioni condivise per tentare di fermare quella che viene considerata una vera e propria strage.

L'Astigiano ha dato negativo

Questa mattina Luca Quagliotti (Cgil), Stefano Calella (Cisl) con Marco Ciani segretario generale Cisl Alessandria e Asti e Armando Dagna (Uil) hanno fatto un'analisi partendo dai dati di uno studio dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, che vedono l'Astigiano avere un dato decisamente negativo con 2444 infortuni e 5 morti (dati 2020).

Tra le quattro Province comparabili (Asti, Biella, Vercelli e VCO) la provincia di Asti è quella che ha il numero di infortuni e di morti sul lavoro maggiori. Percentualmente, nella proporzione occupati/infortuni, nelle quattro province, la nostra Provincia si colloca al secondo posto dopo Vercelli.

1186 infortuni

Nel periodo gennaio - agosto 2021 gli infortuni sul lavoro in Provincia di Asti sono stati 1186 un dato in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2020 che aveva registrato 1252 infortuni.

Anche gli infortuni mortali hanno avuto una leggera diminuzione (6 contro 5) nello stesso periodo.

"I dati segnalano una sostanziale costanza rapportata al periodo 2015 – 2019 dato che preoccupa perché vuol dire che o non si fanno politiche efficaci di prevenzione o quelle che sono state messe in atto non funzionano", spiega Quagliotti.

Asti è collocata in Italia al 25° posto per incidenza per i morti sul lavoro.

"Sono anche in aumento le malattie professionali,+15 tra gennaio e agosto 2021 e stesso periodo 2020, pari al + 35,71%".

“Abbiamo deciso di provare a creare le condizioni per cambiare i paradigmi della discussione e pensato di utilizzare quel tavolo perché quando arriveranno i soldi del Recovery, il rischio è che i lavoratori non siano adeguatamente formati e questo aumenterà l’incidenza di avere infortuni sul lavoro".

E i numeri sono falsati dalla pandemia.

Per trovare delle soluzioni condivise sarà importante, secondo lo studio dei sindacati prevedere azioni concomitanti e sinergiche in diversi ambiti della prevenzione: dall'informazione, assistenza, vigilanza, controllo, formazione; valutare le differenze di genere e studiare un piano specifico per gli immigrati (La Provincia di Asti ha la percentuale più alta di abitanti stranieri in Piemonte 11,19% contro una media regionale del 9,6%)

Secondo i sindacato il consolidamento dei flussi informativi relativi ai danni alla salute e ai rischi presenti negli ambienti di lavoro, avrebbe dovuto permettere negli ultimi anni alla Asl di programmare attività di prevenzione nei luoghi di lavoro, secondo criteri di priorità di rischio.

Mancano ispettori

"Ma - spiega Quagliotti - il continuo ridimensionamento degli organici, con una sensibile riduzione degli ispettori ha determinato un rallentamento delle attività ispettive e delle attività “su richiesta” ovvero le segnalazioni e le inchieste per infortunio grave o mortale o per sospetta malattia professionale, finendo per far venir meno anche la parte deterrente".

Fondamentale anche sottoscrivere un protocollo tra tutti gli enti preposti per condividere i dati sugli infortuni superando le attuali difficoltà dovute alla tutela della privacy.

Una cultura della sicurezza a tutto campo che non perda di vista la formazione, perché "Un lavoratore formato è un lavoratore responsabile. Utile ci sia rapporto diretto con servizi ispettivi e fondamentale il potenziamento degli organici in cui Piemonte e Astigiano sono carenti".

Più sicurezza più qualità del lavoro

Armando Dagna sottolinea: "Pensiamo che una delle condizioni sia quella di mettere in sicurezza i posti di lavoro. Dove c'è salute e sicurezza, c'è qualità del lavoro e ripresa. Occorre affrontare la questione con tutti gli attori del nostro territorio che non brilla per sensibilità su questi argomenti. Non c’è fatalismo, c’è bisogno di intervenire. Deve essere una priorità come altre che vengono evocate dalle istituzioni".

Marco Ciani: "In Italia gli incidenti sono più di 2,5 ogni 100mila lavoratori contro l’1,9 dell'Europa. Un altro punto su cui accendere l’attenzione è che negli ultimi anni c’è stato un calo degli ispettori. Ne saranno assunti. Stiamo cercando di dare risposte che si possono integrare ma qualcosa va fatto".

Betty Martinelli

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