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Cronaca | 08 gennaio 2022, 13:15

Peste suina, individuati altri due possibili casi tra Piemonte e Liguria: la conferma la prossima settimana

Dopo il primo caso rilevato a Ovada, allarme per altri due possibili situazioni: l’area infetta individuata dal Ministero della Salute coinvolge 78 Comuni, dei quali 54 in Piemonte. Cia Asti: "Controlli sanitari mirati sulla fauna selvatica"

Peste suina, individuati altri due possibili casi tra Piemonte e Liguria: la conferma la prossima settimana

Gli esami effettuati dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta (IZSPLV) su una carcassa di cinghiale ritrovata a Ovada (AL) hanno accertato che la morte è stata provocata dalla peste suina africana 

La conferma è arrivata dal Centro di Referenza Nazionale per le pesti suine (CEREP) dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche.

L’IZSPLV ha individuato altri due casi di peste suina africana: a Franconalto nell’alessandrino e a Isola del Cantone in provincia di Genova. A inizio della prossima settimana è attesa la conferma dal CEREP.

L'area infetta individuata dal Ministero della Salute e da Regione Piemonte e Regione Liguria coinvolge 78 Comuni, dei quali 54 in Piemonte e 24 in Liguria. L’ordinanza ministeriale è attesa per l'inizio della prossima settimana.

La peste suina africana non si trasmette all'uomo ma è letale per i suini che ne sono colpiti, ed è altamente trasmissibile, mettendo a rischio gli allevamenti dei maiali.

Il caso potrebbe avere ripercussioni sul commercio delle carni suine italiane, con la possibilità che i Paesi che non riconoscono il principio di regionalizzazione possano imporre il divieto di importazione su tutti i prodotti suini provenienti dall’Italia.

La voce della Regione 

Dalla giornata di venerdì è in atto con massima attenzione un monitoraggio puntuale delle zone probabilmente coinvolte da casi su cinghiali di PSA, Peste Suina Africana, individuati tra il basso Piemonte e la Liguria.

In attesa della definizione delle aree del territorio da sottoporre a restrizioni per gestire i rischi associati alla diffusione della malattia, l'Istituto Profilattico e l'assessorato alla Sanità, supportato dall’Assessorato all'Agricoltura, si sono subito attivati per la gestione di questa emergenza.

Sono in corso continui e costanti confronti con il Ministero, che sarà prossimo ad emanare i dati ufficiali che riguardano le zone coinvolte e definire le azioni che saranno da intraprendere coinvolgendo i Comuni, le Province e anche gli Ambiti territoriali di caccia e le Aziende venatorie.

Come in più occasioni richiesto ai Ministeri competenti dal Piemonte, insieme a tutte le altre Regioni, è necessario che le istituzioni preposte riprendano definitivamente in mano la legge 157/92 per adeguarla alle esigenze attuali con una riforma radicale della legge sulla fauna selvatica - sottolineano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa -. Con le norme attuali e la carenza di personale per il controllo non si è più in grado di contrastare il fenomeno di proliferazione dei cinghiali”.

Nel limite delle possibilità concesse, a dicembre la Giunta regionale ha adottato per la prima volta una delibera che estende la possibilità per la stagione venatoria 2021-2022 di applicare dei piani di prelievo numerico-selettivi della specie cinghiale per il periodo compreso tra il 1° ed il 31 gennaio.

L’intensificarsi dei casi di Peste Suina Africana (PSA) in tutta Europa - aggiungono il Presidente e l’Assessore - deve aumentare l’attenzione delle istituzioni ad ogni livello, anche UE, per tutelare le produzioni zootecniche e l'economia delle nostre aziende, attivando decisioni urgenti che mettano in condizione le Regioni di poter operare su questa annosa criticità”.

La voce di Cia Piemonte e Asti

Il ritrovamento nell’Alessandrino di un cinghiale morto a causa della peste suina alza il livello di allarme sulla proliferazione della fauna selvatica. La Giunta di Cia Piemonte si è riunita d’urgenza per analizzare il nuovo fattore di rischio e per chiedere nuovamente alla Regione misure d’urgenza.

Controlli sanitari mirati sulla fauna selvatica, azioni incisive sul contenimento, blocco del commercio ella carne di cinghiale priva di tracciabilità sono i primi interventi da mettere in campo con urgenza - dichiara Alessandro Durando, presidente di Cia Asti e vice presidente di Cia Piemonte -  la peste suina africana non si trasmette all’uomo e la filiera della carne dei nostri allevamenti ha un elevatissimo grado di sicurezza grazie ai controlli e ai sistemi di tracciabilità in vigore. Ma la fauna selvatica, da troppo tempo fuori controllo, rappresenta un problema non più sopportabile per il comparto agricolo”.

Non si tratta solo di cinghiali, ma anche di caprioli, daini, lupi. “I nostri territori sono continuamente devastati e le nostre coltivazioni distrutte - denuncia il presidente di Cia Piemonte, Gabriele Carenini - non passa giorno che non ci siano attacchi di lupi ai nostri allevamenti. Non bisogna poi dimenticare le gravi, talvolta drammatiche, conseguenze degli incidenti stradali dovuti agli animali selvatici.

La Cia, già da lungo tempo, ha chiesto l’istituzione di un commissario straordinario che affronti questa emergenza regionale e nazionale. “Servono strumenti straordinari, se necessario anche legislativi, adeguati ad affrontare la situazione”, ribadisce Carenini.

Cia Asti e Piemonte hanno chiesto alla Regione di aprire un tavolo di confronto su questi temi, convocando tutte le parti interessate, incluso il mondo scientifico rappresentato dalla sede torinese dell’Istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

 

Redazione

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