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Cronaca | 25 novembre 2022, 12:12

Violenza sulle donne: carabinieri e centro antiviolenza presentano i "kit della dignità". Ogni Stazione dei carabinieri ne avrà uno

Chechile: "Anni fa in pronto soccorso una donna vittima di violenza. Era nuda, sulle spalle solo una giacca. La giacca di un carabiniere". Il comandante provinciale: "Fondamentale la rete per contrastare il fenomeno"

Violenza sulle donne: carabinieri e centro antiviolenza presentano i "kit della dignità". Ogni Stazione dei carabinieri ne avrà uno

Kit della dignità. Quella che le donne non devono mai perdere.

Questa mattina, al comando provinciale dei carabinieri di Asti, sono stati presentati i “kit della dignità”, in collaborazione con il Centro antiviolenza del territorio “Orecchio di Venere”. Presenti in conferenza stampa il comandante provinciale, tenente colonnello Paolo Lando, insieme ai comandanti delle tre Compagnie astigiane. 

Saranno distribuiti in tutta la provincia

Il kit, predisposto e finanziato dal Centro anti violenza della Croce Rossa di Asti, contiene generi per l’igiene e capi di abbigliamento da impegnare per le prime necessità delle vittime di violenza e sarà distribuito ad ognuno delle 26 Stazione carabinieri dell’Astigiano.

Dobbiamo essere ancor più presenti per quanto riguarda la prevenzione. In questo anno abbiamo visto figli che uccidono le madri. Dobbiamo lavorare anche sul fronte dell’educazione. Dobbiamo tornare a insegnare il rispetto nelle scuole, oltre che educazione civica. La parola dignità non ha plurale, non ha genere: questo è lo slogan che abbiamo scelto di riportare sulle borse. Con l’Arma dei carabinieri c’è una grande alleanza, grazie alla loro presenza capillare sull’intero Astigiano”, ha detto Elisa Chechile, referente provinciale del Centro e delegato nazionale del tavolo nazionale sulla violenza alle donne. 

La dignità e quella giacca di un carabiniere

L'idea del kit della dignità nasce in realtà da un fatto avvenuto qualche anno fa al pronto soccorso di Asti. Una donna, violentata e poi abbandonata in un campo, portata al pronto soccorso di Asti era stata seguita dal Centro antiviolenza territoriale.

"Era nuda - ha raccontato Chechile - indossava solo una giacca sulle spalle. La giacca di un carabiniere".

La stanza protetta 

In caserma ad Asti, inoltre, in passato era stata anche realizzata la stanza rossa, con il contributo del Soroptimist, per accogliere le vittime. Un ambiente protetto, realizzato nell'ambito del progetto "Una stanza tutta per sè". 

“Per noi la rete è fondamentale ed è fatta di persone - ha aggiunto il comandante Lando - tutti i reati sono orribili, ma le violenze sono aberranti. Consegnare un kit in ogni Stazione del territorio per noi è un gesto semplice, ma fondamentale, così come l’aggiornamento costante del nostro personale su queste tematiche”.

L'analisi regionale

Nello specifico del territorio regionale piemontese, i Centri antiviolenza esistenti e iscritti all’albo regionale sono stati 21 ed hanno avuto in carico 3090 donne, e 12 Case rifugio con la capienza complessiva per 98 posti di accoglienza. Da novembre 2021 si è aggiunta la 13esima casa rifugio nell’ambito provinciale di Asti, portando la capienza complessiva a 102 posti ed ampliando ulteriormente la copertura del Servizio a tutto il territorio regionale, ad eccezione dell’ambito provinciale di Vercelli.

I posti attivati o di nuova attivazione di accoglienza di primo livello finanziati con DPCM del 2019 realizzato nel 2020 sono stati 127, di II livello di 84 posti. I Centri antiviolenza piemontesi svolgono un’intensa attività di raccordo con la rete dei Servizi di contrasto alla violenza e collaborano nelle rilevazione annuali promosse e realizzati da ISTAT sui dati e le informazioni sul fenomeno della violenza. La Regione sovrintende alla raccolta dati presso i Centri e le Case avvalendosi del sistema di acquisizione predisposto dall’ISTAT e garantisce la completezza e la qualità dei dati rilevati monitorando il processo di rilevazione.

Il numero totale di contatti o accessi di donne ai Centri regionali totale nel corso del 2020 è di 10.882 persone, di cui 2.291 diretti (di persona) e 8.116 telefonici o via e mail (il periodo di emergenza COVID ha favorito questa modalità); di questi i nuovi contatti di donne che per la prima volta accedevano al centro sono stati 7.385. Si è rilevato il numero di donne «in carico», per le quali è stato avviato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza, inteso come l’attuazione di un progetto specifico individualizzato e concordato con la donna di uscita dalla violenza. Nel 2020 il numero di donne in carico ai Centri è stato di 3090 donne, (di cui  864 donne straniere).

Di queste 2.383 hanno iniziato il percorso nel 2020, le rimanenti erano già in carico nel 2019; 798 sono state inviate dai servizi territoriali (Servizio Sociale, Forze dell'ordine, Consultori familiari, Pronto soccorso, SERD, e altre analoghe strutture); 1.534 donne hanno figli, e di queste 1.049 hanno figli minorenni, mentre 816 sono state inviate per una presa in carico ai servizi territoriali competenti. Ancora 126 sono state inviate a strutture di accoglienza in emergenza, 44 accolte in casa rifugio, 86 in strutture di pronta accoglienza (I livello) e 38 di secondo livello, per 31 è stato necessario l’inserimento in altre tipologie di struttura e per 63 vi è stato un progetto di accompagnamento all’autonomia abitativa. 

Dei 1372 minorenni supportati dai Centri in quanto figli di donne vittime di violenza, 208 sono stati vittime di violenza diretta e 975 di violenza assistita. Con l’emergenza covid e le misure restrittive imposte a livello nazionale e regionale, tutti i Centri hanno modificato le modalità di accesso ed erogazione dei Servizi, nel rispetto delle misure di distanziamento, introducendo colloqui telefonici e videochiamate, comunicazione via mail e utilizzando  canali multimediali diversi. 

Per quanto riguarda gli ultimi dati aggiornati al 31 dicembre 2021, ancora in corso di elaborazione: ad oggi si rilevano 10.283 contatti presso i Centri antiviolenza e 3303 donne in carico, per le quali è stato avviato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza, inteso come l’attuazione di un progetto specifico individualizzato e concordato con la donna di uscita dalla violenza.

 

Elisabetta Testa

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