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Attualità | 21 gennaio 2023, 15:00

‘Guido suonava il violino’ in scena al Teatrino Comunale di Incisa Scapaccino (FOTO)

Spettacolo di Casa degli alfieri realizzato in collaborazione con l’Israt e l’Unitre; il 28 gennaio alle 21, ingresso gratuito

Foto di Piermario Adorno

Foto di Piermario Adorno

Continuano le rappresentazioni di ‘Guido suonava il violino’, spettacolo di Casa degli alfieri realizzato in collaborazione con l’Israt (Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Asti) e l’Unitre, liberamente tratto dal racconto ‘Un violino’ di Nicoletta Fasano.

Un monologo teatrale tutto al femminile, scritto e diretto da Patrizia Camatel e con protagonista Elena Formantici, che si dipana come un racconto giallo assumendo le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Andrà in scena al Teatrino Comunale di Incisa Scapaccino in via del Molino il 28 gennaio alle 21, in occasione del Giorno della Memoria; l'ingresso è gratuito.

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo d’indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio. Quel violino, uscito dalla polvere di una cantina, pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza ed ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata ad Asti al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione e deportazione.

Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro di sé, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino significa affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare e spersonalizzare.

Chi sono i ‘sommersi’, chi i ‘salvati’, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prim’ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda? Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto la Shoah ma ciò che l’ha preceduta: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte e legami.

“L’idea – dice Fasano – m’è venuta durante una Giornata della cultura ebraica quando una donna si presentò alla sinagoga di Asti con un vecchio violino dicendo che era appartenuto ad un bambino scomparso da Asti, di cui non si sapeva nulla. Tenendo quel piccolo violino in mano capii che era giusto assegnargli un padrone e fu allora che pensai a Guido Foà: otto anni, è stato il più piccolo deportato ebreo astigiano, salito sullo stesso convoglio di Primo Levi fu uno di quei bambini caricati, all’arrivo ad Auschwitz, su un camion diretto alla camera a gas poiché non utili al lavoro".

Comunicato stampa

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