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Al Direttore | 15 febbraio 2023, 19:30

"Un appello a chi c'è e a chi ci sarà: dove stanno i cattivi si vede e si sa. Per favore, cerchiamo loro"

Lo scrive, in una nota stampa, Marco Allegretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Asti

L'ing. Mauro Aschiero

L'ing. Mauro Aschiero

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa, approvata all'unanimità dal Consiglio dell'Ordine, a firma di Marco Allegretti, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Asti. 

In occasione del meritato pensionamento, ho letto con interesse l’intervista ad uno storico Sostituto Procuratore, direi meglio allo storico Sostituto Procuratore di Asti, già al lavoro per il bene di questa città addirittura da prima che io nascessi.

Oltre 40 anni di storia sovrapposti alla storia di Asti, da “un territorio punteggiato da grandi fabbriche” alla completa “de-industrializzazione del territorio”, fatto che ha di certo e decisamente migliorato la situazione dal punto di vista dei reati quanto meno in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, mentre l’ambiente rimane un “tasto dolente”.

Ho letto anche le considerazioni sulla sentenza di Cassazione che ha messo la parola fine ai fatti richiamati sulla casa di Celle Enomondo, fatti che hanno visto, tra gli altri, imputato il collega Ing.Mauro Aschiero, morto un anno fa, che alla sentenza di Cassazione non è arrivato vivo. Quel procedimento gli aveva rovinato la vita, poi, per carità, a 67 anni ed in discreta salute, sarebbe morto di certo lo stesso, non si può incolpare nessuno, ma una profonda riflessione deve essere fatta. La stessa riflessione che merita il caso di quell’altro collega, altro strutturista formidabile, assolto con formula piena (credo si dica così) dopo 14 anni di processo tra primo grado, appello e cassazione, sopravvissuto, sì, ma che oggi non se la sente nemmeno più di dimensionare una trave semplicemente appoggiata. Ed altri ancora, nessuno si senta offeso: ciascuno di Voi ha la mia empatia, anche se non ha letto la propria storia in queste righe.

Le lungaggini infinite, illimitate e senza tempo della giustizia italiana fanno sì che un processo sia già di per sé la condanna ed anche una condanna devastante se vi è una qualche eco mediatica che sempre sottolinea i capi di imputazione, mai le assoluzioni, perché fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. E l’immagine distrutta di un professionista non può essere riparata in alcun modo da una sentenza positiva quando questa arriva, quasi immancabilmente ma mai puntualmente, dopo qualche lustro. Ed il numero e la varietà di reati in cui oggi può incorrere, sempre in buona fede, un professionista rende pressoché impossibile un percorso netto, a meno di incrociare le braccia o cambiar mestiere. Anche perché siamo tecnici, non giuristi, sappiamo fare calcoli, abbiamo studiato altre materie, verso cui abbiamo (o forse avevamo) probabilmente una naturale vocazione: avessimo voluto fare gli Avvocati avremmo studiato legge. E dovremmo quindi essere chiamati a rispondere se sbagliamo un calcolo ed a fronte di quell’errore qualcuno ha un danno o si fa male, non se dimentichiamo qualcuno degli infiniti adempimenti più o meno formali che ormai costituiscono oltre il 90% del nostro lavoro.

Ovviamente nessuna colpa o responsabilità ha la Procura, che fa il proprio mestiere, con onestà intellettuale e dedizione, come ha fatto per tanti anni il Dott.Paone, di cui ho grande rispetto e stima nonostante la limitata conoscenza personale, ma un appello, a chi c’è stato, a chi c’è e a chi verrà deve essere fatto: dove stanno i cattivi si vede e si sa, ecco, per favore, cerchiamo loro.

Con i migliori auguri di poter godere per lungo tempo della meritata pensione, a nome di tutta la categoria che rappresento.

Il Presidente e il Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Asti
Marco Allegretti

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