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Al Direttore | 02 agosto 2023, 17:03

Servizio di emergenza 118: "Azienda Zero sta attuando un progetto di demedicalizzazione"

Lettera di un medico del 118 e segretario astigiano Fimmg emergenza: "Siamo stati decimati da scelte scellerate fatte a livello regionale, con esborsi enormi e che porterà verso la privatizzazione della sanità"

Servizio di emergenza 118: "Azienda Zero sta attuando un progetto di demedicalizzazione"

L'emergenza e l'interventismo precoce, sono alla base di un soccorso tempestivo ed efficiente che, nella maggior parte dei casi, serve a salvare vite. Salvare vite umane. E, nell'immaginario collettivo medici e personale sanitario del 118 sono dei veri eroi ma non si pensa alle difficoltà nelle quali si dibattono quotidianamente.

Le imprecisioni sui soccorsi nei primi articoli usciti sulla terribile vicende del piccolo M., bimbo di due anni trovato privo di sensi nella piscinetta casalinga, hanno spinto Carmelo Zaccuri, medico del 118 e segretario provinciale di Fimmg settore emergenza a scrivere una riflessione su fatti che ben conosce e che vi proponiamo integralmente

Desidero mettere i lettori a conoscenza di quello che sta accadendo al Servizio di Emergenza 118 di questa Regione.

La neonata Azienda Zero (istituita nel 2021 ndr) sta attuando un progetto di “demedicalizzazione” che porterà come risultato finale la scomparsa dei medici di emergenza sulle ambulanze.

Si fa un gran parlare di ambulanze “India” come se fossero una gran novità, in realtà l’ambulanza “India” non è altro che il Mezzo di Soccorso Avanzato dal quale hanno tolto il medico, lasciando all’infermiere in turno la possibilità di eseguire determinate manovre previste da alcune Linee Guida emanate da Azienda Zero che non sono state sottoposte all’attenzione dell’Ordine degli Infermieri e neanche dell’Ordine dei Medici.

Questo progetto viene portato avanti veicolando informazioni non vere cercando a tutti i costi di annullare l’importanza del medico sugli interventi svolti (cosa che mi ha obbligato a intervenire su un vostro articolo pubblicato da poco, in maniera piuttosto dura).

Io e miei colleghi svolgiamo questo servizio ormai da tantissimo tempo e abbiamo sempre cercato di dare il massimo per evitare scoperture dei turni anche se siamo in pochi e il servizio deve essere coperto sulle 24h.

Nel tempo siamo stati decimati da scelte scellerate fatte a livello regionale, una su tutte, il fatto che un medico per poter accedere al 118 debba eseguire tre anni di corso di medicina generale, un anno di corso regionale più i 6anni di laurea, porta a dieci anni complessivi il periodo di studio necessario per poter salire su un’ambulanza come Medico dell’emergenza con un’incarico a tempo indeterminato.

Si capisce che molti medici preferiscono prendere altre strade, magari conseguire una specialità, piuttosto che accedere al 118, questo, nel tempo, ha portato a un deficit numerico importante senza che nessuno prendesse alcun provvedimento.

Al momento la neonata Azienda Zero, per mettere una toppa al problema del numero dei medici ha dato la possibilità ai medici ospedalieri di operare sulle ambulanze, purtroppo, anche i medici ospedalieri sono in grave deficit numerico (soprattutto i medici di Pronto Soccorso), per incentivare il reclutamento di questi medici è stato offerta loro la possibilità di lavorare “a gettone” (da poco in un’intervista uno dei vertici regionali della sanità ha detto che stanno lavorando per diminuire il numero di gettonisti… invece…).

Ora se pensiamo che un gettonista ha un guadagno orario che è circa il triplo di quello che guadagna uno “strutturato” e che, molto probabilmente, il turno del medico di pronto soccorso che viene “prestato” al 118 sarà coperto, a sua volta, da un medico gettonista della cooperativa ospedaliera, il risultato è un’esborso enormemente maggiorato rispetto a un turno “standard”.

Non sembra poi una gran soluzione del problema, anzi sembra che la toppa si peggiore del buco. Però, chi utilizza questa dinamica sa già che ha un ottimo effetto di “sfoltimento”, quando un medico “strutturato” lavora per un terzo del guadagno di un medico gettonista, prima o poi, lascia il suo posto per far parte della cooperativa e diventare un medico gettonista (questo è già stato uno dei motivi dello sfoltimento del personale medico nei Pronto Soccorso), inoltre, il “gettonista” non ha alcun tipo di contratto e lavora da libero professionista con partita iva per cui il rapporto di lavoro può essere rescisso in qualunque momento e questo, nell’ottica di una futura “demedicalizzazione totale” del sistema ha la sua importanza.

A pensar male si fa peccato però molte volte ci si azzecca, diceva qualcuno…

Alla persone che leggono e che non essendo dentro al sistema, non comprendono l’importanza di quello che sta succedendo, vorrei dire che tutto questo fa parte di un lento (neanche tanto) processo che porterà alla privatizzazione della sanità anche per quello che riguarda i livelli essenziali come essere soccorsi per un’incidente o per un infarto, per cui non è più tempo di “lasciar correre”, ci sono alcuni comitati che si stanno formando in difesa della Sanità Pubblica, partecipate e informatevi.

Carmelo Zaccuri, medico del 118 e segretario provinciale di Fimmg settore emergenza

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