Il 25 aprile non è solo il giorno delle celebrazioni istituzionali, ma anche il momento in cui riaffiorano le storie familiari, quelle intime e talvolta scomode, che hanno segnato il destino del nostro territorio.
In redazione è giunta una toccante e pungente lettera firmata da Gianni Aseglio, figlio di Secondo Aseglio, nome di battaglia "Fulmine", un operaio astigiano classe 1925 che prese parte attivamente alla Resistenza.
La missiva offre uno spaccato amaro sulle speranze deluse del dopoguerra e accende i riflettori su un episodio storico locale spesso dimenticato: la rivolta di Santa Libera dell'agosto 1946.
La disillusione dei ribelli
Le parole di Gianni Aseglio sono un monito contro la retorica celebrativa e un invito a guardare alle contraddizioni nate all'indomani della Liberazione. "Ogni partigiano ha la sua storia. Molti sono stati bistrattati e non hanno ricevuto l'onore che gli era dovuto", scrive il figlio di Fulmine, avanzando un'ipotesi lucida e sofferta: "Forse dopo la Liberazione avevano già capito che questa democrazia era già malata".
Il riferimento centrale della lettera è rivolto ai fatti di Santa Libera, un momento di forte tensione sociale e politica avvenuto nell'estate del 1946.
In quell'occasione, centinaia di ex partigiani astigiani ripresero le armi in segno di protesta contro l'amnistia Togliatti – che di fatto aveva rimesso in libertà numerosi esponenti fascisti – e contro le mancate riforme sociali promesse dalla neonata Repubblica.
Una rivolta di cui Secondo Aseglio "fu un promotore e un partecipante attivo", ricorda con orgoglio il figlio.
"Di questi fatti non se ne parla mai, soprattutto a livello storico", denuncia l'autore della lettera, tracciando poi un amaro parallelismo con il presente: "In questo momento, con il periodo storico che stiamo passando, questi fatti dovrebbero essere di attualità con questa democrazia malata e ormai allo sbando".
Il foglio matricolare di "Fulmine"
A corredo della sua riflessione, Gianni Aseglio ha voluto condividere i dati matricolari del padre. Il fascicolo dell'archivio storico restituisce il profilo di un giovane operaio dell'industria, nato ad Asti in corso Casale. Secondo Aseglio, ex caporale dei paracadutisti, iniziò la sua attività partigiana nel gennaio del 1944.
Il suo percorso lo vide militare inizialmente nella 6° Divisione Garibaldi (99° Brigata), per poi passare alla Squadra Lulù nell'inverno del 1944, e infine concludere la lotta armata nella 3° Divisione Giustizia e Libertà (2° Brigata) fino al giugno del 1945. Il suo foglio matricolare riporta anche un ferimento in combattimento, avvenuto a Carrù, nel Cuneese, il 2 marzo 1944.
La lettera si chiude con una riflessione sul valore della coerenza e sul ruolo delle nuove generazioni. Una sorta di passaggio di testimone rivolto a chi, oggi, osserva le dinamiche del potere. "La storia si può ripetere", avverte Aseglio, aggiungendo che a riscriverla "potrebbero essere i figli e i nipoti dei semplici partigiani che, invece di farsi corrompere dal potere, hanno scelto di vivere fuori dai riflettori della fama e nel ricordo intimo della loro storia partigiana".
Un omaggio, dunque, non solo alla figura di Fulmine, ma a tutti coloro che combatterono per la libertà scegliendo, nel dopoguerra, la strada del silenzio e dell'integrità morale.














