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Attualità | 20 novembre 2023, 07:20

Michele Chiarlo, storia di un uomo senza limiti

Nato a Calamandrana 88 anni fa, si è spento nella sua abitazione in una soleggiata mattina di novembre. Questa è il racconto di un grandissimo pioniere che ha reso l'Astigiano e l'Albese famosi nel mondo

Michele Chiarlo

Michele Chiarlo

La scomparsa di Michele Chiarlo, imprenditore fondatore dell'omonima azienda vinicola celebre in tutto il mondo, lascia un vuoto enorme in ambito imprenditoriale e artistico (con riferimento agli investimenti fatti per realizzare il parco artistico La Court) ma fornisce anche l'occasione per raccontare l'incredibile storia di un uomo estremamente caparbio e lungimirante, che verrà giustamente ricordato come uno dei grandi protagonisti dello scorso secolo. I funerali dell'imprenditore sono in programma domani mattina, alle 10.30, presso la chiesa del Sacro Cuore nella 'sua' Calamandrana.

 

NASCITA E ANNI DELLA FORMAZIONE

Michele Chiarlo vive quasi tutta l'Italia novecentesca. Suo padre Pietro infatti venne chiamato ad arruolarsi per la guerra d'Etiopia. Compie 9 anni quando finisce la seconda guerra mondiale, vive la miseria dell'Italia post-bellica per poi crescere nel boom economico. Tutti questi avvenimenti fanno crescere in Michele un dinamismo e una lungimiranza non indifferente per le opportunità e soprattutto per il potenziale delle terre che lo circondano.

 

LE ORIGINI DELL'AZIENDA

In Italia sono anni di notevoli consumi di vino, circa 130 litri annui pro capite, tant'è che il Ministero apre un concorso ai produttori che riescono a espandere la resa per ettaro. Michele comincia a lavorare, dopo il diploma all'enologica di Alba, per quasi un anno in una azienda di Canelli gratuitamente per spostarsi poi in una cantina sociale di Nizza. Ma già li arriva lo stimolo di lavorare in proprio e così comincia, nel 1956, una piccola produzione di Barbera e Moscato.

È difficile però far capire ai clienti italiani che la qualità costa più cara, così intravede una strada per esportare i prodotti in Germania. La grande difficoltà sta nell'anonimato che hanno le etichette italiane in terre teutoniche, ma Michele riesce a ritagliarsi una fetta di mercato a un prezzo equo per il Barolo nel 1958 e per la Barbera d'Asti che è appena diventata DOC.

 

LA MOGLIE PINUCCIA, SUO PUNTO DI RIFERIMENTO

Un grande uomo nelle sue imprese è sempre affiancato da una grande donna, nel caso di Michele è Pinuccia, che dal 1964 fino a tutt'oggi porta con orgoglio il cognome del marito. Lei, a detta sua, è sempre stata grande fonte di ispirazione e un grande punto di riferimento. Quando diede ai natali infatti Alberto e Stefano, la sua assenza in ufficio non superò mai i 30 giorni. La vita da viaggiatore degli anni '80 e '90 di Michele misero sulle spalle di Pinuccia un peso incommensurabile, che lei caricò con immutato entusiasmo.

 

L'APPRODO SUL MERCATO USA

Dieci anni dopo il pallino era esportare negli Stati Uniti d'America, ma come in Germania anni prima, le etichette italiane negli U.S. erano praticamente sconosciute. Fortunatamente la Kobrand di New York, uno dei più prestigiosi importatori di vino francesi, era intenzionata ad allargare il proprio portafoglio agli italiani e ha contattato Michele per far partecipare la sua azienda ad un contest con altre 15 16 aziende. Dopo un anno viene richiamato alla Grande Mela per firmare il contratto. La soddisfazione è grande: una cantina giovane, quasi sconosciuta, aveva avuto la meglio su aziende centenarie e blasonate.

Nel 1972 la cantina si allarga in modo razionale. Ma il dilemma che rimane sempre è: cos'è che fa mettere un rosso piuttosto che un altro sulla carta dei vini nei ristoranti più prestigiosi al mondo? La quantità di vino che rimane in fondo alla bottiglia a fine pranzo. Qui c'è la necessità di ricercare sempre, nei grandi rossi, insieme a ricchezza e complessità di struttura, piacevolezza e facilità di beva.

 

GLI ANNI '80 E I VIGNETI DI BAROLO

È così che si arriva negli anni 80, periodo in cui Michele capisce che bisogna acquistare nuovi vigneti, ma sempre tenendo a mente i consigli del padre Pietro: Usa pazienza e fai sacrifici, ma compra solo vigneti in grandi posizioni. Nel 1985 riesce ad affittare il podere Averame a Cerequio, per acquistarlo poi nel 1988: comprende 6 ettari e un palazzo nobiliare di metà settecento. Ma la voglia di investire non si ferma qui, a Barolo c'è un altro “asso degli assi” in campo enologico da non perdere: il Cannubi. Da sempre i prezzi della sua uva sono fuori scala rispetto agli altri e le vendemmie hanno sempre evidenziato la qualità del prodotto.

Il Barolo di quegli anni però è ancora il Barolo dai tannini duri e per questo diviso tra una piccola fetta di una clientela appassionata, così si decide di lavorare sui tempi di macerazione, che passano da 30/40 giorni a 14/15 e sul controllo delle temperature, non contemplate dalla tecnologia del tempo per rendere i tannini più morbidi. Sono queste le innovazioni a rendere oggi il Barolo un vino moderno, elegante, di grande prestigio e apprezzato in tutto il mondo.

 

LA VALORIZZAZIONE DELLA BARBERA

Ma la lungimiranza di Michele non si ferma solo a Barolo, girando l'angolo nell'Astigiano c'è un mondo ancora tutto da scoprire: la Barbera. Così nel 1995 arriva l'affare: Chiarlo riesce ad acquistare la Tenuta Aluffi a Castelnuovo Calcea insieme a 20 ettari, quando la media è 2/5 ettari. La Court entra definitivamente nei terreni di Michele, che già prova a sperimentare. Nasce, frutto della collaborazione con Lele Luzzati, il parco Orme La Court. Così arte enologica si mischia con l'arte figurativa diventando un tutt'uno.

 

SPAZIO AGLI EREDI, SENZA RINUNCIARE ALL'ULTIMA PAROLA

Michele, ormai ultra settantenne lascia la direzione dell'azienda ai figli Alberto e Stefano Chiarlo entrati ormai nello staff aziendale da parecchi anni, senza però rinunciare mai all'ultima parola. Ma questo non gli fa mai perdere la passione per quella che era una ragione di vita dopotutto. Anche a 88 anni ogni giorno andava in vigna, da solo spesso, ad assaporare i vigneti e per controllare che tutto procedesse alla perfezione dice il più grande dei nipoti Matteo Chiarlo.

Questo era Michele Chiarlo, un uomo che per 10 anni consecutivi non si concesse una vacanza per dare la priorità alla realizzazione del suo sogno. Contribuendo in modo determinante a rendere grande l'area territoriale tra Astigiano e Albese, perché se oggi arrivano investitori stranieri in tutto il mondo ad assaporare il vino piemontese è grazie lui. Se oggi per noi è normale definire la Barbera un vino di grande qualità e spessore è grazie alla sua lungimiranza e alla sua dedizione.

 

GRAZIE ALL'UOMO CHE HA DATO UN'IDENTITA' A TERRITORIO

Tutto il territorio, dai vigneti alle colline, dai cittadini alle istituzioni devono un grandissimo ringraziamento a quest'uomo che ha dedicato la vita per rendere quello che ci circonda grande e importante. Michele ha dato un'identità a questo territorio, e ci lascia con una grande eredità da portare avanti.

Grazie, riposa in pace.

Nemanja Babic

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