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Politica | 10 luglio 2024, 08:20

Canelli, cinque domande alla neosindaca Giovine sul futuro della città

Le priorità: migliorare la macchina comunale, progettare per il patrimonio Unesco e riavvicinare i cittadini al territorio. Senza partigianerie

Canelli, cinque domande alla neosindaca Giovine sul futuro della città

È passato un mese dal voto per le Amministrative che ha sancito un passaggio di testimone politico – a suo modo storico – per il comune di Canelli.  Poco tempo per avere contezza dello stato dell’arte, ma sufficiente per farci raccontare dalla prima donna sindaco della città la visione da mettere a terra lungo i cinque anni del suo mandato.

Roberta Giovine ci accoglie nel suo studio, con un sorriso e la scrivania di vetro piena di faldoni – “Stiamo ancora prendendo le misure” ci dice.

Ma qual è la prima cosa che in concreto vorrebbe realizzare?

Come primo passo vorremmo creare uno sportello d’ingresso che sia in grado di orientare il cittadino in base alle sue esigenze, agli uffici a cui rivolgersi e ai documenti necessari. Uno sportello di comunità e di prima accoglienza che possa snellire il lavoro per gli uffici e anche l’attesa per l’utenza. Sembra facile da realizzare ma non lo è, perché servono persone formate e competenti sul funzionamento di tutta la macchina comunale. Ci vorrà tempo.

A livello di uffici invece vorremmo fare un lavoro sistematico di ascolto dei dipendenti per capire come ottimizzare i processi, i tempi e le risorse, in modo da svolgere le attività in maniera più pratica per loro ma con un’incidenza anche migliorativa per i cittadini. Il comune conta circa una cinquantina di dipendenti ma tutti i responsabili di settore mi parlano di necessità in aumento e di un numero congruo di ore che vengono coperte con un funzionamento “in emergenza”, ma che necessiterebbero di più personale.

In prima battuta quindi sarà essenziale migliorare il funzionamento della macchina comunale e lavorare sui bandi per implementare i finanziamenti: attività propedeutiche a tutto il resto. Da un lato mettiamo le risorse umane e dall’altro mettiamo i capitali, il punto di partenza è questo.

– Il tema della progettazione su bandi ci sembra cruciale, specialmente per una città core zone di un sito Unesco. Canelli in questo non si è distinta particolarmente. Come intendete agire per migliorare la capacità di progettare?

In questo momento siamo molto attivi per fare un focus approfondito sui bandi in ambito sociale e culturale. Abbiamo un’assessore, Paola Bottero, che si occupa di turismo, promozione Unesco, progettazione, e che lavora lei stessa nell’ambito della valorizzazione territoriale. Ci stiamo muovendo per incrementare la quota di finanziamenti che arriva dall’attività di fund raising e dalla progettazione su call e risorse messe a bando. Per fare questo stiamo mettendo in piedi un ufficio di progettazione vero e proprio, con persone formate nel settore che possano dedicarsi esclusivamente a quest’area dalle molte potenzialità.

Abbiamo citato l’Unesco, quella del compleanno con la torta e i fuochi d’artificio – che abbiamo organizzato immediatamente dopo le elezioni – è stata un po’ una scusa per ricordarci del bello che ci appartiene, di tutto ciò che abbiamo qui a Canelli. Soprattutto, la grande voglia di partecipare che abbiamo riscontrato ci ha sorpreso favorevolmente: da parte delle cantine, con la riapertura delle Cantine Gancia, e di molte delle realtà locali. Pensiamo davvero che i canellesi debbano riappropriarsi della loro città e imparare a conoscerla e apprezzarla di nuovo. Molti non hanno nemmeno mai visto le Cattedrali Sotterranee.

– Rimanendo in ambito turismo e cultura, sembra esserci stato negli anni un sensibile scollamento fra la città e le sue manifestazioni. Forse bisognerà lavorare su quel fronte per farle ripartire, soprattutto in ottica turistica: pensiamo all’Assedio, che richiamava tanta gente…

È vero, l’Assedio fa parte del patrimonio di Canelli. Chi è stato coinvolto nell’organizzazione mi parlava di una spesa mediamente elevata, ma penso che sia necessario parlare di investimenti più che di costi in questo caso.

In termini di immagine che viene spesa nel tempo, incontro ancora oggi persone che non ricordano Canelli per altro se non per l’Assedio! È nato come una manifestazione splendida, un fiore all’occhiello che è finito in maniera un po’ ingloriosa.

Al di là della spesa c’era però un lavoro che durava un anno. Finito un assedio si cominciava a lavorare per il successivo. Ed era un grosso impegno, che ha portato all’assottigliamento delle finanze di chi partecipava in maniera attiva all’organizzazione.

Noi non abbiamo promesso di ripristinare l’assedio, ma abbiamo promesso di prendere in considerazione questa eventualità se ce ne sarà l’opportunità. Bisognerà contarsi, insomma. Potrebbe diventare una manifestazione biennale anziché annuale, come il Salone del Gusto Terra Madre, Cheese e molte altre.

– Lei ha una grossa chance: è il primo sindaco di centro-sinistra da cinquant’anni a questa parte, in una città letteralmente spaccata in quanto a fede politica. In particolare, tra lei e Annalisa Conti di Prima Canelli c’è stato un gap veramente ridotto, meno di 200 voti. C’è quindi una grande fetta canellesi che ha idee politiche diverse dalla sua. Come pensate di convincerli del vostro buon governo?

Ovviamente con i fatti. Vedremo se basteranno.

Il primo di questi è che abbiamo un programma da realizzare, non delle partigianerie da alimentare e quindi non ci importa di creare cricche e dividere il mondo in amici e nemici. C’è ancora tanta gente che pensa “se va su quello non farà per me, se va su quell’altro farà per me”: no. Il sindaco è il sindaco della città, punto.

Qualcuno, schierato apertamente dall’altra parte, mi ha già chiesto cose che non ho potuto accettare in toto, quindi c’è chi pensa che io l’abbia fatto perché sono avversari politici: in realtà ho semplicemente consultato gli uffici e ho chiesto che cosa ne pensassero.

Per indole personale e per onestà intellettuale, non ho la minima intenzione di fare nulla di illegale per gli amici o di non concedere qualcosa di legale ai nemici, se così vogliamo esprimerci.

– Domanda di rito, l’ultima. Guardando avanti, tra cinque anni, che Canelli immagina di lasciare a chi le succederà o a lei stessa se si ricandiderà?

Immagino una Canelli con il più possibile realizzato di quello che abbiamo in programma, che è stato ragionato, condiviso e definito insieme. Dopodiché non saremo disattenti a tutte le opportunità che si presenteranno. Fra cinque anni mi piacerebbe però oltre alle cose realizzate, lasciare a Canelli tanto di spianato e di facilitato per i cinque anni successivi. Se mi ricandiderò mi farà piacere avere l’opportunità di andare avanti, altrimenti lasceremo a chi seguirà. Di sicuro non ci incolleremo alle poltrone.

Valeria Guglielmi - Gabriele Massaro


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