Si è svolta ieri, nella sede di Confagricoltura Piemonte, la presentazione dell’annata agraria 2024/2025, occasione per delineare lo stato dell’agricoltura piemontese e i risultati della campagna appena conclusa.
Durante l’incontro, il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia e il direttore Paolo Bertolotto hanno analizzato i principali nodi con cui deve confrontarsi il settore agricolo, oggi colpito principalmente da problematiche legate a clima, dazi e burocrazia.
“Il quadro che emerge dalle nostre osservazioni – ha affermato Allasia – appare, visto dall’esterno, piuttosto sconfortante: costi di produzione crescenti, impegni organizzativi sempre più difficili da gestire e ricavi in diminuzione potrebbero indurre a pensare che l’attività agricola sia ormai troppo complicata da gestire e troppo poco remunerativa perché valga la pena di praticarla. Invece, i nostri agricoltori, pur tra tutte le difficoltà che si trovano a fronteggiare, continuano a fornire sicurezza alimentare e servizi alla comunità, unendo le più moderne tecnologie a una loro antica dote: la resilienza”.
Confagricoltura sollecita interventi e sostegni alle aziende colpite
In questo contesto, anche la provincia di Asti ha visto un andamento analogo, soprattutto dal punto di vista climatico, con picchi di calore durante la fine del mese di luglio e un periodo invernale decisamente anomalo, con temperature ben oltre la media stagionale.
Una situazione che ha causato un vertiginoso calo produttivo di alcune colture, in primis il nocciolo che ha visto una riduzione della produzione, in alcune zone, di circa l’80%.
Secondo il responsabile del settore tecnico della Confagricoltura di Asti, Enrico Masenga, tra le cause risulterebbe anche la cascola, cioè la caduta prematura dei frutti, verificatasi nel mese di luglio: “I frutti cadono attaccati all’involucro, si presentano più o meno anneriti e sono generalmente privi di seme o con semi poco formati. Le perdite di produzione possono essere anche molto rilevanti”.
Diversi studi, infatti, dimostrerebbero come questi fenomeni sono causati principalmente da condizioni di forte stress termico che portano la pianta ad una diminuzione della propria attività fotosintetica.
La produzione vitivinicola, invece, registra un andamento in linea con lo scorso anno; mentre la qualità delle uve, seppur leggermente inferiore in quantità, risulta superiore.
“A fronte di questo vertiginoso calo produttivo nel settore corilicolo, la Confagricoltura di Asti chiede a gran voce l'intervento delle istituzioni – affermano presidente e direttore di Asti Agricoltura Gabriele Baldi e Mariagrazia Baravalle - affinché vengano riconosciuti maggiori indennizzi alle aziende colpite dalle avversità atmosferiche di questi ultimi anni e vengano attuate politiche di sostentamento finalizzate maggiormente alla tutela del settore primario e alla salvaguardia dei territori".














