La rete Welcoming Asti si unisce e fa propri gli appelli lanciati in questi giorni da CGIL, ACLI e dalla Fondazione Perugia-Assisi sulla crisi internazionale. La rete astigiana, attiva sui temi dell’accoglienza e dei diritti, aderisce alla posizione che condanna l’aggressione degli Stati Uniti di Trump nei confronti del Venezuela, riprendendo e facendo proprio il testo dell’appello diffuso dalla #fondazioneperugiaassisi.
L’appello, dal titolo "Non possiamo andare avanti così!", definisce l’attacco militare statunitense come "la certificazione della orrificante legge del più forte" e "l’ennesima sfacciata aggressione alla legalità, al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite". Un atto descritto come "criminale ed eversivo, politicamente indifendibile e moralmente intollerabile", nonché "un altro spaventoso passo nell’abisso della Terza Guerra Mondiale".
La critica alla posizione italiana e europea
Il documento critica duramente la posizione del governo italiano, che ha definito l’intervento un "legittimo intervento di natura difensiva". Secondo l’appello, questa scelta "ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro paese in un mondo dominato dall’illegalità e dall’arbitrio". Viene contestata anche l’Unione Europea, colpevole di alimentare "la politica suicida del doppio standard" limitandosi a chiedere moderazione.
La mancata condanna di questo atto di guerra, si legge, "autorizza chiunque ad attaccare o invadere un altro paese per impadronirsi delle sue risorse o cambiarne il suo governo". Una logica che, secondo i firmatari, legittimerebbe anche l’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto a Gaza, affermando "il primato dell’unilateralismo sul multilateralismo, degli Stati Uniti sull’Onu".
La difesa della legalità internazionale
L’appello conclude sostenendo che la scelta del governo italiano è stata compiuta "in palese contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione" e denuncia la mancata difesa della legalità e delle istituzioni internazionali. Citando una lunga serie di crisi – da Gaza allo Yemen, dal Sudan al Venezuela – il messaggio si chiude con un monito: "Non possiamo andare avanti così!".














