Mentre l'attenzione mediatica resta polarizzata sulle trincee ucraine e sulle macerie di Gaza, vaste aree del pianeta continuano a bruciare nel silenzio quasi totale dell'opinione pubblica occidentale. È per rompere questo muro di indifferenza che le Acli provinciali, insieme alle associazioni cattoliche e alla rete Welcoming, chiamano a raccolta la cittadinanza per un momento di riflessione dedicato ai "conflitti dimenticati".
L'appuntamento è fissato per giovedì 5 febbraio, alle 21, presso il Foyer delle Famiglie di via Milliavacca. Al centro del dibattito non ci saranno solo Sudan, Congo o Nigeria, ma un focus specifico e urgente sulla disperata situazione di Haiti, un paese sprofondato in una spirale di violenza che sembra non avere fine.

L'emergenza umanitaria ad Haiti
La scelta di dedicare la serata all'isola caraibica non è casuale. A quasi un anno dall'ultima relazione internazionale, la crisi umanitaria ha subito un drastico peggioramento, tracimando dalla capitale Port-au-Prince per infettare altre regioni del Paese. Il quadro tracciato dagli osservatori è agghiacciante: una violenza armata brutale che non risparmia nessuno e che ha nei bambini le sue vittime più indifese. “Una delle caratteristiche distintive di questa crisi è la dilagante violazione dei diritti dei bambini”, sottolineano i promotori, evidenziando come i più piccoli stiano subendo sofferenze inimmaginabili tra carestie indotte e insicurezza perenne.
Voci autorevoli per capire
Per tentare di decifrare una realtà così complessa e dolorosa, l'incontro si avvarrà di due relatori d'eccezione, capaci di unire l'analisi geopolitica alla testimonianza diretta. Interverranno Simone Varisco, ricercatore presso la Fondazione Migrantes, e monsignor Graziano Borgonovo, sottosegretario del Dicastero per l’Evangelizzazione.
L'obiettivo della serata va oltre la semplice cronaca: è un invito a prendere coscienza di quella "terza guerra mondiale a pezzi" spesso evocata, ma raramente compresa nella sua interezza. “Un’occasione per non voltare le spalle al dolore che arriva da più lontano – spiegano gli organizzatori – e per farsi carico di informare un'opinione pubblica sempre più umorale e disinformata”. Un tentativo, insomma, di restare con lucidità e profondità dentro i problemi del mondo, rifiutando la logica della dimenticanza.














