Non è stato il solito convegno accademico, ma un vero e proprio "stato generale" sulle prospettive di sviluppo dell'Astigiano.
Oggi pomeriggio, venerdì 6 febbraio, l'aula magna del Polo Universitario UniAstiss si è riempita per ascoltare voci autorevoli interrogarsi sul futuro di uno dei motori più importanti della comunità locale: la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti. Occasione per riunire le diverse anime del territorio: politica, istituzioni, cittadini, economisti riuniti sotto lo stesso cappello per cercare, come ha spiegato in apertura Marco Goria, presidente dell'omonima Fondazione, di "fare chiarezza su un argomento, molto trattato, ma spesso in modo impreciso".

L'incontro “Quali scelte per il futuro”, organizzato dalla Fondazione Giovanni Goria, ha quindi centrato l'obiettivo: portare il dibattito fuori dalle stanze dei bottoni e aprirlo alla città, analizzando senza sconti le sfide. Spettatore silente il presidente della Fondazione CrAsti, Livio Negro.
Il "caso" Asti: un legame storico
Al centro della discussione c'è un'anomalia tutta astigiana. Mentre in Italia ben 40 fondazioni hanno ormai reciso ogni legame proprietario con le banche conferitarie, la Fondazione CrAsti resta una delle 7 eccezioni nazionali, mantenendo saldamente il controllo della Banca di Asti con una quota di maggioranza del 31,8%. Un legame viscerale nato nel 1842 e che oggi vede l'istituto di credito – forte dell'acquisizione di Biver Banca e di oltre 200 sportelli nel Nord Italia – sostenuto anche dalla Fondazione Cr Biella (12,91%), da Banco Bpm (9,99%) e da una folta platea di azionisti privati (35,10%).
Amato: "La biodiversità delle Fondazioni come risorsa"
Dopo i saluti introduttivi di Marco Goria e Guido Saracco, padrone di casa la scena è stata presa dai "big". In collegamento da Roma, il presidente Emerito della Corte Costituzionale Giuliano Amato, dopo aver ricordato con affetto il politico astigiano Giovanni Goria, ha ripercorso la genesi della legge n. 218 del 1990.
“Le finalità erano due – ha spiegato Amato – liberare le banche dai vincoli rigidi rendendole competitive e vitalizzare le fondazioni bancarie”. Una riforma che ha trasformato una "foresta pietrificata" in un sistema moderno, capace di dedicare risorse al sociale grazie anche alla lungimiranza fiscale dell’articolo 7, suggerito da Bruno Visentini.
Profumo: "Non bancomat, ma agenti di sviluppo"
A entrare nel vivo è stato Francesco Profumo. L'ex ministro e presidente Acri ha citato il protocollo Acri-Mef del 2015, che fissa il limite di concentrazione del patrimonio in un singolo asset al 33%. Un tema caldissimo per Asti, vista la forte esposizione della Fondazione sulla sua banca.
“Non è un numero astratto, la diversificazione è la prima forma di tutela – ha ammonito Profumo –. La fondazione deve fare tre cose: tutelare il patrimonio nel tempo, generare redditività stabile e garantire la continuità delle erogazioni. Il compito oggi è essere agenti di sviluppo, non bancomat”.
Passador e Miglietta: i nodi della governance
Il dibattito, moderato da Carlo Cerrato, è sceso nei dettagli tecnici. Angelo Miglietta (Iulm) ha ricordato come le fondazioni siano “capitale paziente” prezioso, purché gestito con efficienza. "Le Fondazioni rappresentano una incredibile opportunità di progresso per il territorio".
L'affondo è arrivato da Maria Lucia Passador (docente Bocconi), che ha messo in guardia dai rischi dell'immobilismo citando il crac delle banche venete. “Non scegliere è già una scelta”, ha avvertito. La docente ha poi evidenziato un dato allarmante: “Nel 2023 Banca di Asti ha perso circa 10.000 clienti e la perdita si è concentrata proprio nell'Astigiano. È un paradosso che deve far riflettere sulla tenuta del rapporto banca-territorio”.
La sfida per la Fondazione CrAsti – che vanta un patrimonio stimato oltre i 217 milioni di euro – è chiara: evolversi. Questo significa rispettare le nuove regole di trasparenza (come il divieto assoluto di incarichi incrociati banca-fondazione) e diversificare gli investimenti per garantire solidità futura, abbandonando la logica dei piccoli contributi a pioggia per puntare su grandi progetti di rete nell'Istruzione, Salute e Arte.



























