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Scuola | 09 febbraio 2026, 08:22

Il caro nidi colpisce il Piemonte: Asti tra le città più costose

Uno studio nazionale della Uil mette in luce le forti disparità tariffarie tra i capoluoghi piemontesi

Il caro nidi colpisce il Piemonte: Asti tra le città più costose

L'istituzione dei nidi comunali in Italia, che risale alla legge del 1971, ha segnato un passaggio fondamentale nel definire il nido come servizio sociale di interesse pubblico. Tuttavia, nonostante l'evoluzione normativa che ne riconosce la funzione educativa e di contrasto alla povertà, i servizi per la prima infanzia restano oggi fortemente disomogenei sul territorio nazionale. A lanciare l'allarme è uno studio del servizio Stato Sociale della UIL, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che ha analizzato l'incidenza economica delle rette sul reddito familiare per l'anno educativo 2025/2026.

Il focus sul Piemonte e il caso Asti

In Piemonte, la situazione delle tariffe applicate dai Comuni ai nuclei familiari con un ISEE di 15.000 euro e 25.000 euro rivela un quadro frammentato. Asti si posiziona in una fascia di costo significativa: per una famiglia con ISEE a 15.000 euro, la retta mensile è di 387 euro, a cui si aggiunge un costo per la mensa di 92 euro. Se si considera un reddito superiore, con ISEE a 25.000 euro, la retta sale a 398 euro con un servizio mensa di 96 euro.

Confrontando questi dati con le altre province piemontesi, emergono differenze marcate:

Alessandria: presenta le tariffe più alte della regione per entrambe le fasce ISEE analizzate, con rette rispettivamente di 415 euro e 460 euro.

Cuneo: offre un accesso agevolato per le fasce basse (107 euro), ma registra un balzo considerevole per l'ISEE a 25.000 euro, arrivando a 489 euro.

Torino: si attesta su una retta di 284 euro (ISEE 15.000) e 495 euro (ISEE 25.000).

Verbania: si distingue per costi decisamente più contenuti, con una retta di 170 euro per l'ISEE a 15.000 euro che sale a soli 220 euro per la fascia a 25.000 euro.

Biella e Vercelli: mantengono costi compresi tra i 220 e i 404 euro.

Un sistema diseguale

Il dato di Asti risulta particolarmente rilevante se confrontato con la media nazionale, che per un ISEE di 15.000 euro è di 293 euro per il solo servizio nido. Il capoluogo astigiano supera mediamente di quasi 100 euro il parametro nazionale per i redditi medio-bassi.

"I nidi continuano a essere trattati come servizi a domanda individuale e, per questo, facoltativi e fortemente diseguali", ha dichiarato Santo Biondo, sottolineando come l'assenza di servizi adeguati alimenti la povertà educativa e limiti la partecipazione femminile al lavoro. Secondo lo studio, la variabilità delle tariffe riflette la combinazione di autonomia locale e vincoli di bilancio, trasformando spesso la geografia in una barriera all'accesso educativo.

Per superare questa frammentazione, la UIL propone di attuare pienamente i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) e di riformare la classificazione contabile dei nidi, affinché siano finalmente riconosciuti come un presidio educativo pubblico e universale, al pari di scuola e sanità.

Redazione

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