Zoe aveva solo 17 anni. È stata uccisa a Nizza Monferrato, nel cuore del territorio astigiano, da chi diceva di amarla. Il femminicidio della giovanissima ha scosso profondamente la comunità, spingendo la UILTuCS Asti e il suo Coordinamento Donne a esprimere pubblicamente cordoglio e indignazione, ma anche a rilanciare con forza il proprio impegno contro la violenza di genere.
"Questa volta non è una notizia lontana. È qui, tra le nostre strade, le nostre scuole, le nostre comunità. E ci interroga con forza", si legge nella nota diffusa dal sindacato. La UILTuCS e il suo Coordinamento Donne si uniscono al dolore della famiglia di Zoe e sottolineano che ogni femminicidio non è un fatto isolato, ma "l’espressione estrema di una cultura malata che ancora oggi normalizza la violenza di genere, il possesso, il controllo".
Impegno sindacale e cambiamento culturale
Come sindacato impegnato da anni nella tutela delle lavoratrici, la UILTuCS ricorda che la violenza si annida anche nei luoghi di lavoro: "nelle disparità salariali, nelle molestie taciute, nei contratti precari che rendono difficile denunciare". Ma, afferma, "il cambiamento è possibile, se si lavora insieme".
"Zoe non c’è più. Ma possiamo, dobbiamo, fare in modo che la sua storia non venga dimenticata", scrive Silvia Massasso, responsabile del Coordinamento Donne UILTuCS Asti. "Che sia un grido collettivo, non solo di dolore, ma di responsabilità. Perché fermare la violenza è un dovere di tutti. E soprattutto, non possiamo più aspettare".
Il messaggio si conclude con un appello all’azione collettiva, ribadendo che la lotta alla violenza di genere richiede un impegno costante e trasversale, da portare avanti nelle sedi sindacali, nei luoghi di lavoro e nella società tutta.














