La situazione del mercato ortofrutticolo all'ingrosso finisce nuovamente al centro del dibattito politico astigiano. A sollevare la questione sono Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, consiglieri comunali del gruppo Uniti si può, che in una recente interpellanza dipingono un quadro preoccupante per il futuro del commercio ambulante e delle attività connesse in città.
Il nodo centrale della denuncia riguarda l'incertezza che grava sulla struttura. Secondo gli esponenti della minoranza, mentre l’assegnazione del bando rimane un mistero, agli operatori attivi nell'area sarebbe già stato intimato di lasciare gli spazi. "L’unica certezza è che alle attività viene chiesto di sgomberare", dichiarano i consiglieri, evidenziando una gestione che definiscono problematica e che si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per le piazze commerciali cittadine.
Briccarello e Bosia tracciano una linea temporale degli ultimi dieci anni, parlando di un vero e proprio "lento declino" che ha colpito sistematicamente i luoghi storici dello scambio commerciale astigiano. Si parte da Piazza Catena, definita "affossata dalla viabilità e cantieri perenni", per passare al trasloco del mercato di piazza Alfieri in piazza del Palio, avvenuto "contro la volontà della maggior parte dei mercatali". A questo elenco si aggiunge il mercato coperto, che attende ancora l'apertura del bando per l'assegnazione degli spazi promessi e che soffrirebbe, secondo l'opposizione, di una viabilità poco funzionale.
Ora, l'attenzione si sposta sull'ortofrutticolo, il quarto mercato messo a dura prova dall'amministrazione. La preoccupazione dei consiglieri non si limita alla sola sopravvivenza degli stalli, ma si estende all'intero ecosistema economico del centro urbano. "Affossare i mercati vuol dire affossare gli esercenti del centro, i bar e gli altri commercianti", sottolineano gli esponenti di Uniti si può.
L'interrogativo finale posto dai consiglieri apre a scenari futuri che preoccupano la categoria: "Cosa sta planando sull’ortofrutticolo? L’ennesimo supermercato o monomarca?". Una domanda che si scontra con i dati demografici di una città che conta ormai 70.000 abitanti ed è in fase di calo. La perplessità è sulla sostenibilità economica di nuove grandi strutture di vendita, con il rischio che il tessuto commerciale locale non riesca a reggere l'impatto prima di "implodere".




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