Dopo l'ultimo saluto a Zoe Trinchero, vogliamo offrirvi una ulteriore "lettura" della tragica vicenda della ragazza barbaramente uccisa. Quella religiosa, affidata a uno scritto che ci è stato inviato da Andrea Barbarino, aspirante diacono.
Dopo una settimana di forti emozioni questa mia riflessione penso sia doverosa come è doveroso soffermarsi un attimo sulla giornata di oggi (la riflessione è stata scritta ieri, nel giorno del funerale, ndr.) e sull'ultimo saluto alla piccola Zoe, e riflettere... Oggi scrivo con il cuore pesante e con una rabbia che brucia dentro. Scrivo pensando a Zoe, strappata alla vita in un modo che non trova spiegazioni e non trova pace.
Il Vangelo che domani leggeremo (6 domenica del tempo ordinario anno A) è una chiave di lettura molto forte per quello che abbiamo vissuto in questa settimana. Non è una Parola lontana. Non è qualcosa da ascoltare distrattamente e poi dimenticare. È una Parola che entra dentro la nostra ferita, dentro la nostra rabbia, dentro il nostro dolore. Ci viene detto che non basta "non uccidere". Perché il male non comincia dalle mani. Comincia dal cuore.
Comincia quando dentro di noi cresce il disprezzo. Comincia quando l'ego diventa più importante della libertà dell'altro. Comincia quando non accettiamo un limite. Comincia quando pensiamo che l'altro ci appartenga. La Scrittura dice che davanti a noi stanno la vita e la morte, il bene e il male. E siamo noi a scegliere. Non è un raptus. Non è il destino. È una direzione del cuore che, giorno dopo giorno, prende forma.
Oggi la nostra rabbia nasce proprio da questo: dall'incapacità di qualcuno di accettare un NO. E il Vangelo è chiarissimo, senza ambiguità: "Il vostro parlare sia: sì, sì; no, no.". Un NO è un NO. Non è una provocazione. Non è una sfida. Non è un affronto da vendicare. È un confine sacro. È la voce della libertà. Chi ama davvero sa fermarsi davanti a quel confine. Chi non sa fermarsi non sta amando: sta possedendo. E dobbiamo dirlo con forza, senza paura, senza mezze parole.
Perché ogni volta che giustifichiamo la gelosia malata, il controllo, il "senza di me non sei niente", stiamo annaffiando la radice del male. E il male, quando non viene fermato nel cuore, prima o poi trova il modo di esplodere.
Ma permettetemi di dire un'altra cosa, con la stessa chiarezza. In questa settimana abbiamo visto anche un altro volto brutto della nostra società: l'accanimento che è stato fatto contro un ragazzo italiano, originario della Guinea, adottato all'età di 3 anni da una famiglia di Nizza Monferrato. Un ragazzo accusato pesantemente e ingiustamente, subendo minacce e intimidazioni direttamente sotto casa sua.
Troppo facile accusare così. Troppo facile puntare il dito. Troppo facile trasformare la paura in condanna senza prove. Chi ha partecipato a quell'accanimento dovrebbe avere il coraggio di chiedere scusa. Perché le parole feriscono, i gesti distruggono, e non si può combattere un'ingiustizia generando un'altra ingiustizia. Non basta indignarsi oggi. Non basta un post. Non basta dire "che orrore" e poi tornare alla normalità.
Serve una conversione del cuore. Serve educare al rispetto, nelle famiglie, nelle scuole, nelle amicizie. Serve insegnare ai nostri figli che la libertà dell'altro è sacra e che amare non significa possedere. E che la dignità di una persona non può essere calpestata, né minacciata, né intimidita.
E oggi il mio pensiero va ai genitori di Zoe, ai suoi familiari, ai suoi amici, a tutti quelli che le hanno voluto bene. Il vostro dolore è immenso. Non ci sono parole che possano riempire un vuoto così. Ma l'amore che avete vissuto con lei non è stato inutile. L'amore vero non va perduto. Rimane. Segna. Continua a vivere in chi resta. Zoe non è solo la vittima di una violenza. È una figlia amata. È un'amica preziosa. È una presenza che ha lasciato luce.
Il male ha colpito con brutalità. Ma non avrà l'ultima parola. L'ultima parola appartiene alla verità, alla giustizia, all'Amore che custodisce ogni lacrima. Oggi piangiamo. Ed è giusto. Oggi siamo arrabbiati. Ed è umano. Ma non permettiamo che l'odio si impadronisca del nostro cuore. Non lasciamo che il male generi altro male.
Chiediamo un cuore nuovo. Un cuore capace di dire si al rispetto e no al possesso. Un cuore capace di dire si alla verità e no alla calunnia. Un cuore capace di amare senza dominare. Un cuore capace di scegliere la vita, sempre. Ma da questo dolore deve nascere qualcosa di diverso. Un impegno. Una responsabilità. Una cultura nuova.
E che i nostri sì siano sì. E che i nostri no siano no. E che nessuno, mai più, debba pagare con la vita il coraggio di essere libera.














