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Economia e lavoro | 15 febbraio 2026, 19:15

Morti bianche in lieve calo in Italia, ma il Piemonte segna un preoccupante +14

Mentre a livello nazionale si registra una lievissima flessione (-5 decessi), la regione subisce un forte incremento. Preoccupa l'aumento delle denunce tra i lavoratori stranieri e nella fascia 55-64 anni

Morti bianche in lieve calo in Italia, ma il Piemonte segna un preoccupante +14

Il bilancio provvisorio degli infortuni sul lavoro del 2025 restituisce la fotografia di un’Italia che fatica a invertire la rotta, ma soprattutto accende un faro preoccupante sulla sicurezza nei territori del Nord. Se a livello nazionale si respira un impercettibile sollievo per una lieve diminuzione dei casi, la situazione locale desta allarme: soltanto il Veneto fa peggio del Piemonte nella triste classifica degli aumenti di denunce mortali.

I dati diffusi dall'Inail, relativi alle denunce presentate entro il mese di dicembre 2025, contano complessivamente 792 decessi in tutto il Paese. Si tratta di cinque vittime in meno rispetto alle 797 registrate nel 2024, un dato che tuttavia mostra un trend altalenante se confrontato con il passato: sono due casi in più sul 2023 e ben 13 in più rispetto al 2019, anno pre-pandemia preso spesso come riferimento statistico.

È però l'analisi territoriale a mostrare le fratture più evidenti. Mentre regioni popolose come la Lombardia (-18 casi), il Lazio (-13) e l'Emilia Romagna (-6) riescono a ridurre il numero delle tragedie lavorative, il Piemonte si trova sul versante opposto della barricata. La regione subisce un incremento di 14 casi mortali, lo stesso numero registrato dalla Puglia. Un dato negativo superato, in questa drammatica contabilità, solo dal Veneto, che segna un incremento record di 22 decessi. Anche le Marche (+12) e la Liguria (+5) chiudono l'anno con il segno più.

Spostando l'attenzione sui settori produttivi, la "maglia nera" nazionale per gli incrementi spetta alle Attività manifatturiere, passate da 101 a 117 decessi denunciati, e al comparto del Commercio, che sale da 58 a 68 casi. Al contrario, sembrano dare i primi frutti le politiche di prevenzione in settori storicamente critici come le Costruzioni, che scendono da 156 a 148 vittime, e nei Trasporti, in lieve calo da 111 a 110. Diminuiscono sensibilmente anche i casi nella Sanità e assistenza sociale, quasi dimezzati da 17 a 10.

L'incidenza delle morti bianche, rapportata al numero degli occupati, mostra un calo timido ma presente: si passa da 3,38 decessi ogni 100mila occupati nel 2019 al 3,28 del 2025. Tuttavia, cambia la demografia delle vittime. L'analisi per classi di età evidenzia come il lavoro sia diventato più rischioso per le fasce più mature della popolazione. Aumentano infatti le denunce mortali tra chi ha tra i 55 e i 64 anni (da 279 a 300 casi) e nella fascia 40-49 anni. Al contrario, si registra una diminuzione tra i lavoratori più giovani e tra gli over 64.

Un ultimo dato significativo riguarda la nazionalità dei lavoratori coinvolti. Mentre le denunce relative a lavoratori italiani sono in riduzione (da 621 a 610), si assiste a un aumento delle vittime tra i lavoratori stranieri, passate da 176 a 182. Numeri che, al di là della fredda statistica, impongono una riflessione urgente sulle condizioni di sicurezza e sulla formazione in specifici contesti lavorativi e territoriali, con il Piemonte chiamato ora a interrogarsi su questa brusca inversione di tendenza.

Redazione

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