"L'audizione delle organizzazioni dei produttori vitivinicoli, in III Commissione, ha restituito un quadro complicato, che non può più essere ignorato". Lo dichiarano i consiglieri regionali del Partito Democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti al termine dei lavori della Commissione Agricoltura, nel corso della quale i produttori hanno presentato i dati di una crisi ormai conclamata.
"Dai dati presentati emerge una crisi seria del comparto vitivinicolo piemontese: crollo delle vendite, aumento delle giacenze, prezzi delle uve in caduta libera, rese in diminuzione e un mercato che, per molte denominazioni, si è praticamente fermato", proseguono i consiglieri. La relazione dei produttori parla chiaro: "Gli scambi sono calati sia in quantità che in valore… sono aumentate le giacenze e il quantitativo di prodotto invenduto presente nelle nostre cantine".
I numeri della crisi
Le principali denominazioni piemontesi – Barbera, Dolcetto, Cortese, Moscato – registrano volumi non contrattualizzati e un accumulo di vino invenduto che mette in ginocchio migliaia di aziende. In Piemonte la produzione 2025 è scesa del 4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni , mentre i prezzi delle uve hanno subito riduzioni che arrivano fino al -30% . A livello nazionale, le giacenze sono ormai insostenibili: "Nelle cantine italiane ci sono 61 milioni di ettolitri di vino, il 6% in più dello scorso anno" .
Secondo i dati dell'Osservatorio di Confindustria Cuneo, nel 2025 si è registrata una riduzione importante dei prezzi delle uve, con una media del -18% e punte che superano il -25% .
Le accuse a Ministro e Giunta
"Di fronte a numeri così – affermano Isnardi, Calderoni e Ravetti – stupisce e preoccupa il silenzio del Ministro dell'Agricoltura e della Giunta regionale di centrodestra". I consiglieri sottolineano che "nonostante il Presidente Cirio, in più di un'occasione, nel corso degli anni, abbia sottolineato l'importanza del vino per territorio, turismo e economia, non ci sembra che alle parole siano seguite le azioni per tutelare questa risorsa. Nessuna risposta, nessuna misura straordinaria, nessuna strategia. E intanto i produttori sono lasciati soli ad affrontare una crisi che rischia di cancellare intere filiere e territori".
Una crisi strutturale
"La crisi non è solo congiunturale, ma anche strutturale: cambiamento climatico, calo dei consumi, difficoltà nell'export, aumento dei costi di produzione, riduzione delle rese e mancata valorizzazione delle denominazioni più fragili", spiegano i dem. Le criticità maggiori si riscontrano sui vini rossi e bianchi non aromatici, dove ci sarebbe la necessità di eliminare circa 50.000 hl, e sul Moscato, con 40.000 hl invenduti .
A pesare, inoltre, le minacce dei dazi americani e il calo della domanda nei mercati tradizionali come Germania e Russia . "È evidente – proseguono Isnardi, Calderoni e Ravetti – che senza un intervento pubblico immediato il sistema non reggerà. Servono misure urgenti per sostenere il reddito dei produttori, ridurre le giacenze, programmare le future vendemmie e rilanciare la promozione dei nostri vini sui mercati internazionali".
La richiesta: un tavolo di crisi regionale
Per questo i consiglieri del Partito Democratico chiedono alla Regione di attivarsi subito: "Chiediamo l'istituzione immediata di un Tavolo di crisi regionale, con tutti i soggetti coinvolti – produttori, consorzi, organizzazioni professionali, istituzioni locali – per definire soluzioni concrete e coordinate. Non c'è più tempo da perdere: il Piemonte del vino, uno dei pilastri della nostra economia e della nostra identità, rischia di pagare un prezzo altissimo".














