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Economia e lavoro | 03 marzo 2026, 07:20

Crisi automotive, l'allarme degli artigiani piemontesi: a rischio migliaia di microimprese

Confartigianato chiede l'estensione della Zona economica speciale (Zes) al Nord e nuove politiche europee per l'industria

Crisi automotive, l'allarme degli artigiani piemontesi: a rischio migliaia di microimprese

La profonda crisi che sta attraversando il settore automotive non risparmia il tessuto produttivo più piccolo, colpendo duramente migliaia di microimprese. Si tratta principalmente di realtà artigiane che operano in quello che viene definito l'indotto allargato: un sistema complesso che comprende sia i produttori di componenti essenziali per la grande industria, sia tutti i servizi collegati, diretti e indiretti.

Le radici di questa sofferenza affondano in dinamiche che si sono aggravate negli ultimi anni. A pesare sono soprattutto gli elevatissimi costi di sviluppo del prodotto e una velocità di immissione sul mercato che risulta scarsamente performante per tutto il comparto occidentale, fatta eccezione per la Cina. Questo squilibrio mette a rischio la sopravvivenza di un intero ecosistema produttivo.

"Questo scenario di crisi prolungata rischia di dare il colpo di grazia a migliaia di piccole imprese", spiega Daniela Taricco, rappresentante di settore, sottolineando come il pericolo maggiore sia quello di trasformare Torino e diverse aree del Piemonte da storica culla dell’automobile in territori fantasma. Il rischio concreto è che le vetture vengano prodotte altrove, senza che sia stata realizzata la necessaria riconversione produttiva.

Alle preoccupazioni per la tenuta del sistema si uniscono quelle per l'impatto sociale: "Da questo discendono le gravi preoccupazioni per le ricadute sui nostri subfornitori, sull’indotto allargato e sulle famiglie degli artigiani e dei lavoratori coinvolti", incalza Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. "E' pertanto vitale un cambio di strategia per le politiche industriali in primis dell’Europa, per metterci in linea con quanto gli altri due grandi player mondiali, Cina e Stati Uniti, stanno facendo". Secondo il presidente, è necessario anche mitigare l'urgenza di scelte ambientali troppo severe che finiscono per penalizzare le imprese locali.

Il futuro del settore passa quindi per la capacità di attrarre nuovi produttori di vetture, sfruttando la naturale propensione all'innovazione e l'eccellenza delle risorse umane del territorio. Una delle proposte chiave, presentata mercoledì 25 febbraio durante un'audizione alla Commissione industria del Senato, riguarda l'attivazione della Zona economica speciale (Zes) anche nelle zone piemontesi più colpite, sul modello di quanto già avviene nel Sud Italia.

"Auspichiamo che la politica si prodighi per garantire benefici fiscali e semplificazione burocratica", conclude Daniela Taricco, "chiediamo sgravi e incentivi per poter riconvertire e diversificare la produzione e ridurre i costi vivi, al fine di scongiurare una crisi industriale senza precedenti".

Redazione

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