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Viviamo in un posto bellissimo | 07 marzo 2026, 07:08

Viviamo in un posto bellissimo dove il futuro è femminile

Puntata di riflessione sulla Giornata dei diritti della donna, cominciando dal settore agricolo, nella certezza che il futuro debba essere più rosa per essere più roseo

Federica Filipello, imprenditrice agricola a Castelnuovo don Bosco

Federica Filipello, imprenditrice agricola a Castelnuovo don Bosco

Domani è l’8 marzo, Festa della donna, anche se è sicuramente più corretto definirla Giornata internazionale dei diritti della donna, appurato che le motivazione alla base della ricorrenza non sono quelle di una festività, ma di un importante momento di riflessione. Celebrata negli Stati Uniti a partire dal 1909 e in alcuni paesi europei dal 1911, arriva in Italia dal 1922. In oltre un secolo è indubbio si siano fatti importanti passi avanti, ma per raggiungere vera eguaglianza di genere e far crescere quanto dovuto in tema di rispetto, la strada è ancora lunga. Lunga in Italia, figuriamoci in molto altro mondo. 

Pur se maschio, non riesco proprio a farmene una ragione, fermamente convinto che riconoscere il valore del femminile significhi andare oltre la parità di genere, valorizzando le specifiche caratteristiche e il contributo unico che le donne portano nella società e nel mondo del lavoro. Valore femminile da tradurre in una risorsa strategica che combini empatia e competenze relazionali con intelligenza emotiva, lungimiranza, capacità decisionali e stili più democratici e collaborativi. 

Un esempio non certo da poco lo trovo spesso a due passi da casa, tra le campagne dell’Astigiano, dove il ruolo delle donne nei campi è sempre più centrale. Una recente indagine di Coldiretti certifica che in Italia le imprenditrici agricole siano oltre 200 mila, presenza che rende l’agricoltura uno dei comparti con la più alta partecipazione femminile. Le imprese guidate da donne sono spesso protagoniste di percorsi innovativi e multifunzionali, dalla vendita diretta all’agriturismo, dall’agricoltura sociale alla trasformazione dei prodotti, sempre più spesso caratterizzate da sostenibilità e visione green. Vero asset di sviluppo comune, che domani merita ben altro di fiori o torte Mimosa.

D’altra parte il sostantivo agricoltura è femminile, con il loro storico monopolio, agli albori delle pratiche agricole, mutato nella società contadina in ruolo di sostegno e complementare al lavoro maschile. Dagli anni Ottanta la predisposizione delle donne a sperimentare, a modificare le rigide strutture produttive preesistenti e a diversificare l’offerta, hanno cambiato le regole del gioco e reso apicale la loro presenza anche in un settore fino a ieri ritenuto da uomini. Nell’ultimo decennio poi, grazie al crescere di aziende agricole al femminile, si sta anche supportando la soluzione ai problemi di invecchiamento della forza lavoro e alla carenza di giovani agricoltori.

Nel mio girare in lungo e in largo l’Astigiano incontro spesso donne che stanno vivendo d’agricoltura, che stanno portando novità e miglioramento. Mettendole assieme, la bella impressione che il futuro del settore possa arrivare da loro diventa subito certezza. La stessa certezza che mi fa allargare la visione, con sentita speranza, a tanto altro, a tutto. Tutti verso un futuro più rosa e più roseo. 

Davide Palazzetti

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