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Attualità | 15 marzo 2026, 16:15

Transumanza tra Val Chisone e Astigiano: dieci anni di scatti seguendo Pons e Bertalot [FOTO]

Il reportage ‘Il cammino che ritorna’ di Alessandro Accossato racconta il ciclo stagionale di padre e figlio della Val Pellice, dagli alpeggi di Punta Aquila ai campi invernali tra Pralormo e Ferrere

Piero Pons in uno degli scatti di Alessandro Accossato

Piero Pons in uno degli scatti di Alessandro Accossato

Un servizio fotografico lungo dieci anni di transumanza, dagli alpeggi di Punta Aquila (Val Chisone) fino ai prati dell’Astigiano. Lo ha realizzato il fotografo pralormese Alessandro Accossato con protagonisti gli angrognini Piero Pons e Patrik Bertalot. Presentato per la prima volta nella biblioteca del suo paese il 20 febbraio, venerdì 20 farà tappa anche a Ferrere.

Dalla Val Chisone all’Astigiano, il ritmo dell’inverno

Per Pons e Bertalot - padre e figlio - Pralormo, Ferrere, assieme a Villafranca d’Asti e Valfenera, sono i paesi dell’inverno, a cui giungono al termine della transumanza che inizia a metà settembre dai pascoli di Punta Aquila. Nei prati e nei campi a riposo della pianura, il loro gregge di circa mille tra pecore e capre trascorre l’inverno in uno spazio cintato e custodito la notte dal sessantasettenne Pons, che dorme in roulotte per rimanere vicino agli animali. Non bastano infatti i quindici cani da guardiania per rimanere tranquilli: “Patrik torna a casa tutte le sere perché ha figli piccoli, io preferisco rimanere qui vicino, così dormo in roulotte o in furgone. Lo faccio anche d’estate in alpeggio, lì, quando ci allontaniamo dalla malga, pianto una tenda”.

L’incontro con il fotografo Accossato avvenne a Pralormo, durante la transumanza, una decina di anni fa: “Eravamo di passaggio e decidemmo di fermarci nel prato vicino a casa sua. Quindi lo contattammo, per chiedergli il permesso di utilizzarlo” racconta Bertalot.

Da quel giorno sono stati fotografati ogni anno, al loro ritorno in zona: “Sono partito per caso. Poi mi sono reso conto che stava nascendo un progetto che ho chiamato ‘Il cammino che ritorna’” rivela Accossato, che li ha seguiti anche a Punta Aquila e ha documentato il passaggio anche in alcuni paesi del Pinerolese. “L’obiettivo è raccontare il lavoro del pastore, un lavoro che oggi conosciamo meno è che è fatto di tradizione, ma anche di tanta burocrazia” sottolinea il fotografo.

Una delle foto che rende Pons più orgoglioso è stata fatta proprio nel Pinerolese, a Talucco: “L’autunno scorso è riuscito a scattare una foto mentre passavo da lì e una signora usciva da casa per salutarmi. Ha colto quindi un momento bello del nostro lavoro: capita che quando attraversiamo paesi dove siamo già stati l’anno precedente, la gente si fermi a salutarci”. Ma il processo di attaccamento è avvenuto anche in senso contrario: Pons, recentemente, ha preso la residenza proprio nell’Astigiano.

Le radici a Prassuit e la scelta di tornare pastore

Eppure la passione per quel lavoro nacque tra i prati di Prassuit, località di Luserna San Giovanni, che si incontra lungo la strada che sale a Ciò d’Mai, e quelli a 900 m s.l.m di Angrogna, poco sotto il colle Vaccera. “Ho vissuto a Prassuit, dove mio nonno teneva poche vacche, qualche pecora e due o tre capre – racconta Pons –. D’estate saliva con gli animali nei pascoli poco sotto la Vaccera e lì mi portavano ogni anno da appena nato”. Tra i tredici e quattordici anni, il nonno l’accompagnò nel primo alpeggio in alta quota: “Quando mi ritrovai in alpeggio la commozione fu tanta che sentii un nodo alla gola e da allora tutte le volte che finiva la stagione, e dovevamo prepararci a scendere, mi veniva da piangere”. 

La passione nata da bambino rimase poi nel cassetto e Pons svolse diversi lavori: “Fui operaio e poi muratore, ma al fallimento dell’azienda decisi di tornare al lavoro che amavo e, prima di unire i miei animali a quelli di mio figlio in un solo gregge, lavorai per qualche stagione come pastore nella Svizzera interna”.

Anche per il quarantaquattrenne Bertalot fece la sua scelta in età matura, dopo essere stato anche lui muratore: “Questo è un lavoro difficile e siamo in pochi a farlo. Bisogna far fronte a diversi problemi durante gli spostamenti, come l’utilizzo ormai diffusissimo di diserbanti e disseccanti – racconta –. Proprio per questo, vedere le foto di Alessandro è stata un motivo di orgoglio: è bello trovare qualcuno che sia interessato a questa professione”.

Elisa Rollino

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