Sicuramente al Guviol sono abituati a giocare a tutto campo, Del resto il nome del locale – acronimo di GUsto, VIsta e OLfatto – evoca la volontà di proporre un’esperienza a 360° che, prima ancora di cominciare ad assaggiare i diversi piatti, emerge già con chiarezza dall’atmosfera ad un tempo elegante e informale che nelle sue sale si respira: pavimenti in legno, volte in mattoni, tavoli che mescolano legno e ferro e, fattore non da poco, poltroncine decisamente comode. Quanto basta per promettere una buona cena: e quella che mangerò qui non sarà solo una promessa mantenuta, ma si qualificherà come un’autentica sorpresa. La cucina di questo “Ristrot”, guidata da una mano d’esperienza come quella di Michele Emilio Corrado, puntando su una materia prima di qualità e su una creatività capace di far interagire ingredienti diversi attraverso riuscite combinazioni, risulta capace di proporre piatti capaci di dare emozioni proprio per l’essenzialità del gusto a cui puntano.
I dubbi iniziali dissolti da un’autentica sorpresa
Devo confessare francamente che la lettura del menu qualche perplessità me l’ha suscitata: gli ingredienti nei piatti mi sembrava davvero troppi per poter essere gestiti brillantemente. Ma di lì a poco i miei dubbi si sarebbero dissolti senza se e senza ma. Non tanto per l’appetizer, un essenziale Crema di tomino, gel di cipolla rossa, salsa verde, crostino di pane,

ma per l’inattesa Sei nell’animella che, cucinata sulla piastra, risultava valorizzata sia dalla sua consistenza sia dalla salsa Tzatziki e dalle verdure in giardiniera che l’accompagnavano.

Ottimi e ben amalgamati, a conferma di una cucina capace di andare oltre il consueto, i Tajarin al Guviol ai 40 tuorli serviti con bisque, crostacei, lime e alga nori.

E anche i secondi non si sono discostati dalla linea: sia la delicata triglia di scoglio di L’ho trovata tra i grissini, esaltata con equilibrio dalla panatura simil-grissinopoli,

sia il Che cavolo di piccione, nel quale petto e coscetta cotti alla perfezione si vedevano impressa una sfumatura particolare dalla salsa di uva fragola, mentre la tartelletta di fegato bastava a sé stessa per garantire un attimo di felicità pura.

Capace di stupire infine, specie per chi come me non impazzisce per i dolci, Al Guviol con la panna diventa dolce; un curioso spaghetto di pasta fillo, crumble di guanciale e crema inglese alla carbonara. Degno finale di una cena capace di farsi ricordare.

Quando il vino complica il servizio, ma stupisce il palato
Una cucina come quella di Guviol richiede una carta dei vini all’altezza. E la carta in questione è notevolmente ampia per quantità di etichette, con proposte di qualità, ricarico non eccessivo e qualche chicca significativa. Come quella che ho scelto: un Rouchet Briccorosa di Scarpa del 2009. E sono stati probabilmente i suoi oltre 15 anni a far sì che, proprio nel bel mezzo di una più che corretta apertura della bottiglia, il tappo si spezzasse, non impedendo però a chi ci stava servendo di portare brillantemente a termine l’operazione. Con tanto di sorpresa finale, visto che il vino si è rivelato strutturato, intenso e di grande finezza: del tutto in linea con quella dei piatti proposti dallo chef. Resi in qualche modo ancor più apprezzabili dalla disinvolta cordialità di un servizio davvero professionale.
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Guviol
Tipologia locale: ristrot
Indirizzo: Via San Francesco da Paola, 27
Telefono: (+39) 011 8127318
Prezzi: Antipasti (16/17€), primi (16/17€), secondi (23/25€), formaggi (10-16€), dessert (8-9€), coperto (3€); menu: degustazione (62€), mini degustazione (47€), entrambi per l’intero tavolo.
Servizi: piatti vegetariani; dehors estivo; animali ammessi.
Ultima visita (cena): marzo 2026.
Sensazioni al volo: Ambiente informale e rilassato, dove l’attento servizio accompagna con naturalezza una cucina capace di gestire al meglio la materia prima, valorizzata soprattutto calibrando con cura i diversi ingredienti. Un indirizzo da non mancare, con un rischio: quasi certamente ci tornerete.















